III GIORNO : la montagna - Porto > Corte

Sveglia, anche oggi senza fatica e con largo anticipo. Pur viaggiando con il bagaglio al minimo, il kit di pronto soccorso (compresa la mia siringa anti shock anafilattico) ed il necessaire per radersi non mancano, mai dire mai. Mi rado e mi sento un signore. Scendo, ho una voglia matta di ossigenarmi; il vento è un po’ calato ma il mare è sempre grosso. Carlo Coco è già lì sul muretto che si gode lo spettacolo. Passano i minuti ed arrivano gli altri, siamo tutti pieni di energia e anche un po’ dispiaciuti perché oggi lasciamo la costa, non siamo riusciti a fare nemmeno un bagno nel mare, pazienza. Sono le 9.00, è tempo di partire, oggi come ieri ci aspetta un gran tappone. Si prende la panoramica D84 meglio nota come “Calacuccia” che in 24 km, passando da Evisa e attraverso la Foret d’Aitone, ci porterà fino al Col del Verghio (1477 slm); quindi gran discesone di circa 50 km attraverso la Foret de Valdu-Niellu, la piana di Casamaccioli e la  spettacolare Scala di Santa Regina, 15 km di vallata rocciosa scavata dal torrente Golo nei millenni. Infine, al Pont de Castirla deviazione a dx sulla D18, salita al Col de San Quilico e arrivo in discesa a Corte, per un totale di 98 km. A parte qualche dolorino latente, le gambe “girano” a meraviglia, si sale di buon ritmo. La bellissima giornata risalta l’ambiente che cambia progressivamente man mano ci alziamo di quota; il verde, dapprima scuro e secco, diventa chiaro e rigoglioso, in netto contrasto con le immancabili pareti di roccia . Attraversiamo freschi boschi di castagni e  arriviamo a Evisa (829 slm), antico borgo montano piuttosto movimentato. Prendiamo informazioni sulle Cascades d’Aitone, 4 km più in su, pare siano assolutamente da non perdere. E così è, almeno l’ambiente; siamo già in mezzo ad una foresta incantata, ma qui l’ambiente è veramente magico. Il sentiero è ben segnalato a sx della strada, incontriamo parecchia gente, quasi tutti a piedi e con tanto di zainone; lo percorriamo tutto fino al capolinea, circa 1km pianeggiante, da lì in poi si va a piedi. Ci vogliono 20 minuti di cammino per les cascades, e le bici? Piuttosto la morte! Restiamo lì a goderci il fresco . Si mangia un boccone, si riassettano gli zainetti, qualcuno di noi scende in direzione del vociferare che arriva fin lì; c’è una piscina naturale del torrente dove si prende il sole e si fa il bagno. A un certo punto sbucano i maiali, i più arditi ingaggiano una corrida!  Ripartiamo e affrontiamo gli ultimi 10 km che ci separano dal colle. Un cartello indica 1000m slm e sembra proprio di essere sulle nostre alpi; i pini di montagna dominano l’ambiente, c’è acqua in abbondanza, le rocce adesso sono bianco ghiaccio di chiara origine calcarea, ma tre ore fa non eravamo al mare? Ecco il colle! la tappa è obbligatoria, c’è un baracchino che fa proprio al caso e ci svacchiamo . L’aria è decisamente fresca anche se il sole pesta, meglio mettersi qualcosa addosso. Mangiamo un panino e ci diamo un’occhiata intorno; a parte la solita camionetta dei vigili del fuoco che staziona perennemente nei punti strategici come questo (la Corsica è una della aree mediterranee maggiormente colpite da les incendies), non c’è  praticamente nessuno, ma in compenso possiamo ammirare a nord ‘U Paglia Orba (2525m), a nord-est la catena del monte Cinto (il più alto dell’isola con i suoi 2706m) e a sud-est la catena del Monte Rotondo (2605m) con i suoi laghi di alta quota. Da qui transita tra l’altro il famoso GR20, la Grande Randonneé, sentiero che da Calenzana (nell’entroterra di Calvì) si snoda fino a Conca (Porto Vecchio) e cioè esattamente dall’altra parte dell’ isola, attraverso Le Parc Naturel Regional de Corse secondo la direttrice nord-ovest/sud-est. Tutti pronti? Via! . Ci lanciamo nel discesone della Foret de Valdu-Niellu, i km scorrono che è un piacere, la natura è maestosa con i suoi alberi altissimi e come al solito non c’è nessuno  . Lasciata la foresta arriviamo subito alla piana di Casamaccioli e transitiamo per l’abitato di Calacuccia, dove una foratura occorsa a Gigi ci rallenta; nell’intanto scambiamo due chiacchere (?) con due nonnine vestite rigorosamente di nero sedute sulla sedia sul ciglio della strada. Avete presente un prestigiatore? Beh, mentre Gigi ravanava tentando di inserire il pneumatico con i ferretti, il Boccacci gli ha preso di mano il cerchione senza neanche chiedere permesso e in una frazione, vi dico una frazione di secondo, quasi fosse sufficiente sfiorarlo, lo ha inserito lui, il pneumatico!!! Nessuno di noi è riuscito a cogliere la dinamica della mossa, il commento è stato “......ragazzi, sono solo trent’anni che cambio gomme!”. Lo sapevamo, ma è stata proprio un’umiliazione. Poco dopo la piana si stringe, si ricomincia a scendere e ci infiliamo in una rocciosa fenditura naturale; la Scala di Santa Regina!!!  Questa vallata è unica nel suo genere; pur essendo nel pieno entroterra Còrso ed ancora a circa 700m slm non c’è traccia di alberi, solo qualche cespuglio, la sensazione é....desertica! Gli unici suoni udibili sono il gorgogliare delle acque del Golo che scende alla nostra dx e il filo di vento che ci investe in senso contrario. Man mano scendiamo la spaccatura si stringe sempre più, sembra che le pareti ci vengano addosso.             . Con il caldo che fa ci vorrebbe un bel bagno ma per effetto delle strette pareti la corrente è ancora troppo violenta ed inoltre il torrente non è facilmente raggiungibile, troppo sotto il livello della strada. Superata la strettoia, l’ambiente diventa più amabile, la vegetazione si riprende i propri spazi e le acque si placano formando delle tranquille piscine naturali. Ecco il nostro posto! Individuato il passaggio ci fiondiamo giù per l’argine e mentre siamo lì, chi più e chi meno, nudi come mamma ci ha fatto e pronti ad immergerci, una bordata di sane risate ci coglie di sorpresa! Chissà dove andavano in quel posto sconosciuto a bar e ristoranti, ma di fatto una comitiva di probabili turisti stava transitando a piedi proprio in quel momento sulla strada 15 metri sopra di noi; ormai è fatta e ridiamo di rimando, ma per evitare equivoci ci mettiamo il costume. L’acqua è freschissima e rigenerante, ci godiamo il sole e ci asciughiamo distesi sui pietroni nel mezzo del greto. Si riparte, la discesa finisce e al Pont de Castirla (345m slm) deviamo a dx sulla D18 per salire al Col de San Quilico (854m slm), circa 8 km di salita dei 15 totali che mancano per arrivare a Corte. Nel momento in cui comincia la salita si capisce chiaramente che faremo il colle alla morte!!! Tutti spingono sui rapporti lunghi per evitare di scalare e perdere velocità, un terzetto capitanato dal Nicoli prende la testa, gli altri si sgranano un po’ ma andiamo su tutti come dei treni, nell’aria c’è il sapore della sfida........Nicoli non molla, io nemmeno e lo straordinario Boccacci è sempre a ruota, si sfiorano i 20 km/ora e laddove c’è un cambio di pendenza si sale sui pedali per mantenere il ritmo. Finalmente arriviamo al colle, si sbuffa fortemente ma ormai è fatta; facciamo i dovuti complimenti al Boccacci, che con i suoi 51 anni, alla faccia dei nostri 32 e 37, non ci ha lasciato neanche un centimetro. Il gruppo arriva di gran carriera, adesso ci godiamo la discesa, Corte si intravede laggiù, è finita. Non facciamo più di qualche centinaio di metri ed ecco che succede quello che nessuno augura a nessuno:  non si capisce bene, ma nel mezzo di una curva scorrevole ed in piena velocità vediamo Massimo volare rovinosamente a terra. Accorriamo tutti: da un primo ceck sembra tutto a posto, a parte varie botte ed escoriazioni sparse su tutto il fianco destro, compresa una clamorosamente grande  a “carne viva” sul culo, pantaloncini addio. Ci sarà pure qualche santo lassù, senza casco sulla testa poteva andare molto peggio.  . E la bici? Copertone posteriore scoppiato e cerchio da buttare, con il fianco spezzettato. E adesso che si fa? Un po’ di fortuna non guasta, passa di lì una mamma niente male con un gippone e si ferma. Detto fatto. Carichiamo Massimo ed il suo ferro sul mezzo, destinazione Hotel de la Paix, dove ci ritroviamo mezz’oretta più tardi.  Il posto è ottimo, di recente ristrutturazione. Ci dividiamo le camere; a turno facciamo visita a Massimo che, affidatosi alle cure del Nicoli e nonostante l’impressionante “grattatona”, ci tranquillizza stoicamente. Rimessi a nuovo e pronti per cena, facciamo due passi. Corte è stata l’antica capitale durante la Repubblica di Corsica del XVIII secolo; è tutt’oggi la culla della cultura Còrsa e qui ha sede  l’Università. Qui più che altrove si sono conservate le usanze, i costumi e la lingua di un tempo; qui l’omogenizzazione e l’appiattimento culturale, che hanno snaturato tante altre zone toccate dal turismo, sono rallentati e quasi impediti dalla barriera naturale offerta dalle montagne, che sembrano voler proteggere dagli eventi esterni le tradizioni insulari più antiche. Ci dirigiamo verso ‘U Paglia Orba, pizzeria dove abbiamo vissuto una bellissima serata 6 anni fa, ma è chiusa. Arriviamo in Place Pascal Pauli, al centro della quale si erge la statua dedicata all’omonimo patriota vissuto nel XVII secolo, che ideò il primo modello di democrazia di quel tempo in un’Europa monarchica che solo due secoli più tardi e pagando un altissimo prezzo in termini di vite umane conoscerà. Dove andiamo a mangiare? Mi dirigo sul lato basso a dx della piazza, so cosa cerco. Sìììììììììì!!! La Cave du Moscat è aperta, ecco il nostro posto! In quella cantinaccia piena di ragnatele e tavolacci in legno con le botticelle pronte all’uso passammo lì un bellissimo pomeriggio a bere moscato per poi spararci la mitica Restonica durante l’edizione del ’94. Come allora ci accoglie Manù, personaggio carismatico che ha tutta l’aria di essere un attivista del FLNC. Passiamo una serata straordinaria ; mangiamo e beviamo tutto quella che di Còrso si può mangiare e bere, pure le pizze sono ottime. L’atmosfera sale gradualmente, ci sono alcune coppie che dapprima assistono da esterni e alla fine si ritrovano coinvolte in un dibattino aperto sulle peculiarità dialettali della propria terra, con Manù in cattedra (probabilmente con molto mestiere...) a catalizzare l’attenzione generale e a farci impazzire con alcune tipiche espressioni Còrse.   Stringiamo amicizia con tutti, una ragazza pugliese riprende con la telecamera ed anche la coppia alto atesina, pur con discrezione, partecipa al casino; il massimo della serata lo raggiunge il Boccacci, che di fronte all’obiettivo (e convinto come non mai!) si pròdiga nello spiegare alla platea le diverse inflessioni dialettali delle nostre zone, senza minimamente porsi il problema sul fatto che non tutti sanno esattamente dove si trovano Rezzato, Botticino sera, Botticino mattina e Bagolino!!!  Maurizio Costanzo con uno così ci farebbe una fortuna. Ci sarebbe la Cittadella da visitare ma, seppur entusiasti per la serata, siamo stanchi. Salutiamo con un chiaro “arrivederci” (chi vuole intendere.....), si va in albergo. Massimo zoppica ma soffre in silenzio. Domani ci aspetta l’ultima fatica, e che fatica........

 

ITINERARIO CARTOGRAFIA E NOTIZIE DELLA TAPPA

 

prefazione

 

secondo giorno

 

quarto giorno