II GIORNO : il mare - Calvi
> Porto
del trasferimento notturno a Savona;
nessuno mostra segni di insofferenza, siamo tutti in gran forma.Massimo non sta
più nella pelle, forse ha l’EPO sopra i cinquanta e pedala in camera per alzare
i battiti !Avrà ragione lui?Sono le 8.00. Facciamo una ricca colazione, pane a
go-go, compare
qualche bustina e qualche
boccettino.....ringraziamo la gentilissima M.me Bernardette e via. Prendiamo la
D81 direzione Porto; ci aspettano 80 km di curve e di costa selvaggia, e
la strada, che sulla carta è contassegnata come “panoramica”, è poco più di una
corsia, asfalto grosso, finalmente traffico zero. In effetti il panorama è favoloso, il mare
incazzatissimo ed il vento contrario! . L’ambiente è selvatico; classica
vegetazione mediterranea, la strada rientra e riesce seguendo le insenature
naturali della costa restando a 100/150 metri rispetto al mare, in un dolce su
e giù che permette tranquillamente un’andatura piacevole. Si può anche non
essere d’accordo, ma vi garantisco che è una condizione al di là del razionale,
si sfiora la meditazione!!! Come faranno i nostri rispettabilissimi cugini
“stradisti” a pedalare sulle statali, dietro i camion e respirare quella roba lì?
Scendiamo fino al mare e arriviamo
all’incrocio con la D351 per Galeria. Chiediamo ad un punto informazioni
se c’è la possibilità di prendere un battello ed arrivare a Porto dal
mare; sarebbe una bellissima idea perché quella zona della costa è un parco naturale,
Reserve Naturelle Scandola et Golfe de Girolata. Niente da fare, il mare
è grosso, le partenze sono rinviate a domani e poi siamo in troppi. Ripartiamo
prendendo a sinistra e poco più avanti facciamo un’altra tappa presso
l’incrocio con la D351 che porta alla vallata del fiume Fangu, in quanto
Sandrino ha un...... incontenibile bisognino, anzi bisognone! Si imbosca nel
verde per alcuni minuti, e riappare contentone come un signore; avrà ragione
lui? Via che si va, adesso comincia la salita
che ripiegando nell’entroterra sale
fino ai 400 metri del Col de Palmarella, il caldo comincia a farsi
sentire ma andiamo benone, non c’è fretta, nessuno ci corre dietro, siamo solo
noi e la natura. Arriviamo al GPM e facciamo una breve sosta, abbiamo raggiunto
il punto più alto, il panorama è mozzafiato . Si comincia a scendere,
dopo una dozzina di km
transitiamo dal Col de la Croix;
c’è un baretto fantastico dove servono dei paninazzi godosi, fermi tutti si
magna!!! Si passa dall’acqua alla birra, tanto non si sale più. C’è anche un
treppiede con binicolo puntato sulla spiaggia della Girolata, un puntino
lontanissimo laggiù; paghiamo un conto salatissimo, ci regalano pure i
biscotti, il posto è proprio da svacco, ne valeva la pena. . Si riparte
e ci godiamo i 22 km di discesa che ci separano da Porto. Adesso la
strada è aggrappata a dei costoni di roccia a picco sul mare, lo scenario è
incredibile; di fronte a noi Les Calanches, imponenti pareti di roccia
rossa erosa nei secoli dall’azione delle intemperie, sotto di noi l’Ansa de
Castagna con la Marina de Porto; il fortissimo
vento di libeccio spinge il mare
nella minuscola ansa con una violenza inaudita, amplificata della strettoia
naturale offerta dalle pareti di roccia, i fragori della onde arrivano sino a
noi. Arriviamo in loco, tappa alla farmacia; Coco non ce la fa più e va a
prendersi una pomata per..... sì insomma, là sotto! Avrà ragione lui? Troviamo
la pensione che abbiamo prenotato, Hotel Monte Rosso, che fortuna, è proprio lì
davanti alla spiaggia . Ci sistemiamo. I calcoli si rivelano giusti;
mezzo pomeriggio a disposizione. Bagnone!!! Molliamo tutto nelle camere e noncuranti
delle indicazioni di Anne Marie circa la pericolosità del mare in quelle
condizioni, voliamo in spiaggia Vi garantisco che il bagno nel mare dopo 6 ore
di bici è una libidine, o meglio, “sarebbe stata” una libidine; ci attende
una fila di Gendarmes del Service
Maritìm. “Empraticable, c’est
très perigreux! ” Sul bagnasciuga ce n’è uno ogni 20 metri,
controllano che nessuno entri e infatti non ci fanno neanche bagnare i piedi.
In effetti le onde sono
devastanti, probabilmente il riff é a pochi metri dalla riva. Stavolta seguiamo
il consiglio di Anne Marie e alcuni di noi decidono di andare a tuffarsi 1 km a
monte nel fiume Porto omonimo . La fatica di quel km di salita è
ripagata; c’è una bellissima vasca naturale immersa nel verde e contornata da
massi enormi che fungono da trampolino per tuffarsi. L’acqua fresca si rivela
una manna dal cielo per le nostre gambe un po’ indolenzite, si nuota un po’ ma
la tentazione di provare il tuffone prende il sopravvento. Chi, se non Gigi e
Sandrino, avrebbe fatto quel tuffo da 6 metri rischiando la schiena contro la
parete di roccia ed il culo una volta arrivati in acqua? Gli altri sono rimasti
in paese, un po’ di relax, si fa un giretto, si compra un po’ di frutta,
qualche sorriso, mica male ‘ste còrse !! “.......ma perché bisogna
ripartire domani
mattina, ci fermiamo almeno un altro
giorno?” Pian piano rientrano tutti alla base, cioè in albergo. Il sole
comincia ad essere basso all’orizzonte, è proprio lì a ovest in mezzo all’ansa
tra le paretone, appena sopra le onde spumeggianti che si infrangono sulla
spiaggetta. Che bello! Sono le 20, finalmente si cena; la tavolata è all’aperto
sul plateatico, l’aria è un po’ fastidiosa, il micro-pile ci sta; le ragazze
continuano a portarci pane ma non basta mai ! Sandrino ci incanta ancora
cedendo alla tentazione di ordinare un piattone di spaghetti, e si da del
coglione un’altra volta.......avrà ragione lui? Mangiamo di tutto e di più, tanto c’è la cassa comune. Ci
godiamo lo spettacolo del tramonto, altro gelatone e sistemiamo le bici
all’interno del bar per la notte, non si sa mai......
ITINERARIO CARTOGRAFIA E NOTIZIE DELLA TAPPA