I GIORNO : il gruppo c’è! - Salò > Savona > l’Ile
Rousee > Calvì
partire alle 02.30 dal casello di
brescia centro. Siamo in nove, due macchine ed il furgone ufficiale Gardabike
Giemmeci, Carlo Nicoli arriverà per conto suo da Bormio, appuntamento al porto,
dove arriviamo con largo anticipo in bicicletta, le macchine le abbiamo
parcheggiate in città. Carlo, sconosciuto ai più, si fa subito distinguere nel
non rispondere alle continue chiamate (....ma dove cazzo sarà finito?) ed
arrivando 15 minuti prima della partenza della nave; avrà ragione lui? ricca
colazione al bar, rifornimento d’acqua, c’è tutto, foto di gruppo sulla
banchina e si parte. L’emozione di varcare la passerella della nave in
mtb è sempre grandissima, da ora in poi possiamo contare solo sulle nostre
forze, tentiamo una foto in movimento ma non viene, peccato. Ci guardano in
tanti e ne siamo fieri, il gruppo c’è!!! Ci preoccupiamo come al solito che gli
addetti leghino a dovere i nostri gioielli lungo le fiancate della stiva, e su
di corsa per le scale a prendere i posti comodi; ma che fretta c’è, la nave è semivuota!
dopo averne visionato per bene ogni angolo ed esserci goduti lo scenario della
partenza dal ponte, emerge la stanchezza dovuta alla sveglia boreale. Il
viaggio è lungo, arriveremo a l’Ile Rousse alle
14.30; ci si mette a gruppetti dove
meglio si crede e nonostante l’aria condizionata da mal di testa si riesce a
riposare un po’. La giornata è bellissima, si parla di tutto
e.........soprattutto non si perde tempo!! Alcuni di noi adocchiano sul ponte
di poppa un’aitante mamma tedesca sulla quarantina in gran forma che prende il
sole come una serpentona sulla sdraio; la voce si sparge in un attimo, corriamo
fuori come siluri, mai dire mai...... Infatti, nonostante lei abbia gli
occhiali scuri, le occhiate non si risparmiamo.......sarà ! Si comincia ad intravedere in
lontananza il “dito”Còrso; ci siamo ragazzi, la dimensione Còrsa
comincia a fare effetto, è la quarta volta in sette anni ma l’entusiasmo non
manca! Finalmente la nave entra nel porto de l’Ile Rousse, ed è come
incontrare un vecchio amico dopo tanti anni; rieccoci qua. Come sarà questa
volta? Dal buio parcheggio della stiva al sole accecante del piazzale il trip è
fortissimo! Ci raggruppiamo nello spiazzo del porto per organizzarci
e.......CAZZ..!!! NO!!! NON VALE!!! La tedesca è stata evidentemente abbordata
da un “tipofotomodello”; li vediamo mentre parlano, o meglio, comunicano con
quel linguaggio spirito-corporeo fatto di inclinazioni del capo, mani nei
capelli, pose plastiche e occhi negli occhi. Mentre sistemiamo bici e zaini
stiamo lì e con noncuranza assistiamo alla scena, che finisce nel più classico
dei modi ; fuori i cellulari e vai con i numeri. Il saluto dura un minuto, mani
nelle mani, un accenno di carezza da parte di lui, lei scansa con abilità
femminea ma fa parte della parte, glielo si legge addosso.....Torniamo alla
realtà : siamo qui per pedalare!
Prima di avventurarci verso Calvì
non si può non salire al faro de l’Ile Rousse, isola rossa, appunto,
bastione di roccia naturale alto un centinaio di metri sul livello del mare;
da qui si ammira uno scenario davvero grandioso, mare blu e calette dall’acqua
trasparente. La tentazione di fare subito un bagno è troppo forte, i più si
tuffano, mentre lo stoico Sergio Boccacci se ne sta all’ombra di una roccia con
la sua tradizionale maglietta della pelle! Si riparte, anzi, si parte,
scendiamo nella piazza del mercato dove facciamo nuovamente rifornimento
d’acqua alla fontana che funziona a pompaggio manuale. Chissà a quanti di noi
sarà venuta in mente quella sera dell’anno prima; arrivammo proprio lì alle
22.00, dopo 14 ore di bici di cui 6 a piedi, 3 con la bici sulle spalle e circa
un centinaio di forature, disidratati, affamati e distrutti. Usciamo da l’Ile
Rousse in direzione sud e percorriamo la costiera N197, che in quel tratto
è parecchio trafficata, tenendoci il mare sulla destra. Seguendo le preziose
indicazione del Citro, che ravanando nel web aveva trovato diversi motivi di interesse facendo così in modo che
non guardassimo solo la ruota anteriore per 4 giorni, dopo pochi kilometri
svoltiamo a sinistra sulla D151, e cominciamo a salire in direzione di 
Pigna e Sant’Antoninu.



borgo girando ogni angolo,
passando sotto i volti, salendo e scendendo dai gradini presenti ovunque. E’ un
dedalo di viuzze, a volte si fatica a passare in due, i portoncini sono aperti
e i pochi negozietti discreti, le bouganville rosse sono veramente magnifiche. Lasciamo questa magica
atmosfera e continuamo la salita; ormai siamo fuori dalla macchia
lassù la più classica della
roccaforti contornata da muraglioni. Gli ultimi due kilometri si rivelano
impegnativi ed il gruppo si sgrana un
po’; siamo abbastanza in alto per
godere alla nostra sinistra di una bellissima vista sul mare. Anche
Sant’Antoninu si rivela tutto da scoprire ma si nota subito che è rimasto
più autentico, solo
fortezza, ovvero la cittadella
protetta su tre lati dal mare alla quale si accede attraverso un ponte
levatoio. Dalla zona del porto, una ripida rampa di scale porta al Palais
des Gouvernaters e poi alla Place d’Armes dove si affaccia la Chiesa
di Saint Jean Baptiste. Passando da Rue Colombo si trova una lapide
secondo la quale nel 1441 sarebbe lì nato Cristoforo Colombo. Ci spariamo un
gelatone (tanto c’è la cassa comune), mamma mia quante ragazze, tutte tette, ma
come è possibile? Sandrino non resiste, avrà ragione lui? Risaliamo dal
lungomare alla Cittadella, niente da dire, Calvì e proprio carina.
Adesso siamo stanchi tutti, siamo in piedi da quasi 24 ore, rientriamo; che
bello sdraiarsi a letto !! buonanotte.
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