CORSICA 2000 - a detta di tutti, la fantastica IV volta!

prefazione e versione by locabikerider ©

 

 

 

Prefazione

 

Embé?

cosa vi aspettavate?

che andassimo davvero da un’altra parte?

 

 

Sapete, la Corsica per noi è sempre stata un qualcosa di speciale.

Parecchi di  noi ci sono stati più di una volta, in moto, con le morose, le stesse 3 spedizioni precedenti in mtb. Perché? Ve lo dico subito: quel sapore mediterraneo fatto di cose semplici in barba alla grandeur francese, il carattere bonario ma orgoglioso della sua gente che mai si piegherà alla legislazione di Parigi, la forza del movimento indipendentista noto come FLNC (front de liberation national corse ndr), mai domo nei confronti di un governo che ha dislocato a Calvì l’unica guarnigione della Legion Etrangèr presente in Europa e che da oltre due secoli tenta di estirparne l’identità attraverso una vera e propria dominazione economica finalizzata al controllo dello sviluppo, la lingua Còrsa, che non è né francese né italiano, mai ufficialmente riconosciuta, la bandiera con la testa di moro e le torri genoises, simboli emblematici onnipresenti, e poi la natura con il suo mare limpido, bonifaziu ed i suoi bastioni, les calanches, le coste selvaggie, le rocce rosse, e ancora l’interno verde con le sue aspre montagne dalle foreste secolari, quegli incantevoli paesini arroccati dai nomi magici come nonza, vizzavona, macinaggio, tralonca, ghisoni e non per ultimo i prodotti tipici, le jambon corse, le fromage brocciu, le miél, le vin moscat du patrimonio, tutto parte integrante di quella salda cultura isolana fatta di una storia difficile, di intrecci etnici, di svariate dominazioni, dolore e ricchezza allo stesso tempo.

   Era proprio difficile resistere al richiamo di tutto questo.

 

 

Sì, sì, ne abbiamo dette tante questo inverno, troppe discussioni nelle quali

tutti che cercavano di convincere tutti sul fatto che, pur avendo la Corsica nel cuore, era ora di cambiare, e che dopo la apocalisse dell’anno prima avevamo detto tutti “basta” ma nessuno se lo ricordava, e che però la Corsica era sempre la Corsica...Insomma, uno stillicidio di versioni, controversioni, proposte, controproposte, motivazioni, contromotivazioni, negazioni, affermazioni e velate vaffanculazioni !! Quando in primavera inoltrata siamo arrivati al dunque, e cioè decidere cosa avremmo veramente fatto questa estate, questa ridda di idee e controidee non aveva creato neanche mezzo presupposto fondato per andare da un’altra parte; troppi i limiti per andare a capo nord, elba sì, ma in fin dei conti è un fazzoletto, croazia ? ma se non c’è nemmeno un traghetto che da venezia ci porta a lussino! Non vorremo mica andarci in macchina, vogliamo l’avventura noi !!! Il Citro richiama l’attenzione di tutti proponendo un decalogo di regole secondo il quale, pur senza indicare una vera e propria alternativa, una spedizione risulta essere vincente se tiene conto delle esigenze di tutti in termini di tempo, impegno, denaro, fattibilità oggettiva e quindi disponibilità dei partecipanti. Il tempo cominciava a stringere ed il piatto piangeva. E se Corsica fosse stata, che cosa ci avremmo trovato ancora? Era necessario ridare lustro a quella isola che per 150 anni, fino alla metà del ‘700, era stata di dominio genovese, per essere poi svenduta al Regno di Francia per saldare i debiti di guerra. Era necessario ricreare la giusta atmosfera, proponendo  qualcosa che ci incantasse ancora, che ci facesse sognare all’idea di avventurarci nuovamente in un deja-vu, e che offrisse naturalmente nuovi scenari perché, eravamo stufi di andare nel “solito” Desert des Agriates !!! (per chi non c’è mai stato, sappia che si tratta di uno dei più bei posti al mondo!)

 

 

Sapete quando si dice “era destino”.

Dopo avere schivato un’altra catastrofe  quella sera che gigi aveva proposto un percorso “quasi” privo di incognite con tappone iniziale di 130 km stile indiana jones  nel bel mezzo del quasi “nulla” Còrso, un’area che a giudicare dalle carte poteva benissimo essere il poligono di tiro del FLNC, era evidentemente destino che la soluzione arrivasse così, come se fosse già scritta da qualche parte. Era evidentemente destino che gigi ed io, i più indomiti sostenitori della “causa Còrsa”, avessimo la stessa intuizione, sulla base di chissà quale legge cosmica, quel tardo pomeriggio di giugno, assolutamente lontani l’uno dall’altro e senza esserci consultati prima. Confrontandoci poi, abbiamo scoperto di avere entrambi autonomamente messo a fuoco quello che sarebbe stato senza ombra di dubbio l’ITINERARIO di quella vacanza, sicuri del grande consenso che avrebbe raccolto tra gli altri del gruppo; partenza da Savona venerdì mattina, arrivo a l’Ile Rousse e poi Calvì, Porto, Corte, Valle della Restonica, Bastia e rientro a Savona il lunedì sera. Detta così in effetti non è un gran che, ma considerando i vincoli dettati dall’orario dei  traghetti, dal tempo a disposizione e soprattutto dal fatto di voler scoprire nuovi percosi, avevamo finalmente trovato quel compromesso per il quale sarebbe valsa la pena di sudare e soffrire nuovamente insieme, coniugando mare e montagna in quell’area della Corse du Nord che una buona parte di noi, me compreso, aveva già conosciuto anni prima, ma mai in bicicletta. Nel giro di qualche giorno era tutto pronto; mtb preparate, zainetti al minimo, cassa comune versata, biglietti acquistati e pensioncine prenotate. Non restava che aspettare le 02.00 di mattina di quel tanto agognato 7 luglio 2000, e per massimo, gigi, guido, carlo coco, loca, citro, bicio, sandrino, sergio e carlo nicoli sarebbe cominciata un’altra grande indimenticabile avventura.

 

I COMMENTI PRIMA E DOPO LA PARTENZA

 

ITINERARIO E CARTOGRAFIA DELLA SPEDIZIONE

 

 

I GIORNO : il gruppo c’è! - Salò > Savona > l’Ile Rousee > Calvì

 

II GIORNO : il mare - Calvi > Porto  

 

 III GIORNO : la montagna - Porto > Corte

 

IV GIORNO : la Valle della Restonica (... la resurrezione di Lazzaro!) - Corte > Bastia > Savona