II°
giorno: il tappone dolomitico
(ma
per tutti noi : acqua gassata .... a Garganella!!)
II^
parte
...........
Col de Bavella, Zonza, S.ta Lucia de Tallano, Sartene

Svacco totale,
naturalmente paninazzi jambon et fromage e birra a volontà, ci voleva
proprio, mamma mia quanto è
gassata .....a Garganella e ci fa morire di risate,
mentre uno
spavaldo
rica e soprattutto
dalla costa nord
africana si propone con la classica variopinta macchia bassa intensa e
profumata, il maquis, tipica
dell’area mediter
ranea. Le foto al
colle sono
d’obbligo
Raggiungiamo S.ta Lucie da Tallano,
menzionata su alcune riviste per via del Couvent de Saint François (ma
non era ad Assisi?) e ci fermiamo nella centralissima piazzetta lastricata,
armoniosamente valorizzata da ombrosi platani ed una stupenda fontana mo
costeggiavo una
serie di case in
salita, ma adesso ce
l’ho davanti ed è chiarissimo; ci tocca proprio farla sta salita, altro che
storie, ma sappiamo tutti che è l’ultima e la affrontiamo con la dovuta
serenità, sapere di essere quasi arrivato ti tira fuori anche quello che non
hai, oltretutto sono le 18.30, stavolta un orario da cristiani. In una mezzoretta arriviamo in piazza,
e mentre aspettiamo gli altri vado al Bureau du Tourisme per chiedere
dove sono Rue Jean Jaures e l’albergo Des Roches, naturalmente mi
trattengo un attimo con la Signora e con la sua collaboratrice, una francesina
tutto charme con una vocina
al miele che mi fa
passare l’acido lattico; che sono italiano l’hanno capito subito, il resto glie
lo spiego con la solita dovizia di particolari. Torno in piazza; “Dai ragazzi
che so dov’è l’albergo, per di quà!” Ci infiliamo giù per via Jean Jaures e
ci ritroviamo nel bel mezzo di un dedalo di botteghe, viuzze laterali, alte
pareti con l’intonaco sgretolato dove il sole non batte mai, panni appesi tra i
due lati della strada, odori di qualsiasi natura e le facce tipiche di chi
sembra che sia lì ad aspettarti da chissà quanto tempo, insomma, una casba.
Ecco l’albergo, praticamente a sbalzo sulla vallata che si apre in direzione
ovest verso Propriano, si vede anche il mare laggiù; è pieno di poliziotti e di autoblindo,
boh.....cercano noi? No, il cameriere dell’albergo ci rassicura, sono lì in
vacanza premio, più o meno... M.me Anita è gentilissima, avevamo
prenotato camere standard (sul retro) ma ne ha di libere sul lato panoramico e
ce le assegna senza nessun problema, stesso prezzo; in effetti sono un’altra
cosa, la vista sulla vallata è stupenda, possiamo goderci il balconcino ed
il sole basso
all’orizzonte dopo il doccione rigenerante. Ore 20 passate da poco, ci siamo tutti; il cameriere, che vuole evidentemente migliorare il suo italiano, ci
consiglia di andare a mangiare a ‘U Spuntinu, nella cittadella. Se
Rue Jean Jaures
era una dedalo, questo è un labirinto, ti ci potresti perdere in quel .....non
lo so che cos’é.... algoritmo urbanistico del XVII° secolo dalle geometrie
assolutamente casuali, il cui stato conservativo lascia oggettivamente a
desiderare, viuzze strette che più strette di così non si può, angolini dietro
ai quali rischi di infilare la porta di un’abitazione privata, scalette,
controscalette, archi, controarchi,
qualche discreto negozietto di 2 metri quadrati all’insegna del “fai da
te”, minuscoli spiazzi dove in quattro è già un casino starci tutti, insomma,
un ambiente quasi fatiscente ma proprio per questo rimasto intatto, fatto salvo
pochissime ma azzeccatissime tracce di consumismo tra cui, appunto, ‘U
Spuntinu ; con quei 6 tavolini disposti in fila che occupano praticamente
quasi per intero il metro e mezzo scarso di passaggio, è il nostro posto.
Gustiamo un cinghiale al forno che se lo sapesse Gualtiero Marchesi si
ritirerebbe a vita privata e una trippa da almeno 5 stelle Michelin, mai pagato
un conto così
abbiamo sostato prima di cercare l’albergo;
cavolo, forse prima eravamo stanchi e non ci abbiamo fatto caso, ma la piazza
si rivela estremamente graziosa nella sua semplicità fatta di pietra grigia,
panchine in ferro battuto e alberi ordinatamente disposti. La piazza ed il suo
intrinseco significato aggregativo; anche qui, come peraltro già notato in
altre occasioni, si incrociano senza nessuna apparente distorsione la realtà
sociale del tessuto còrso (mai dimenticare la natura autonoma di questo
popolo....) e quella necessariamente economica derivante dalla presenza del
turismo con gli ovvi compromessi del caso, qui come altrove rappresentati da
una serie interminabile di baretti e ristorantini invitanti ; i sartènesi,
con i loro tratti somatici decisamente mediterranei, stanno seduti sulle
panchine a raccontarsi i fatti della giornata, giocano a bocce e formano
ovunque dei crocchi dove le discussioni non mancano, mentre i turisti si
guardano in giro, sfogliano le guide, chiedono informazioni e sbirciano i menù.
La sensazione è che il tempo si sia fermato, il tutto avviene ad un ritmo
serenamente blando, simbiosi perfetta tra la natura mediterranea di chi ci è
nato e la natura di chi invece ci viene in vacanza come noi, che con l’andatura
ormai appannata vogliamo godere ancora un po’ di questo teatrino d’altri tempi
e nonostante tutte le migliori intenzioni in merito alle teorie sulla corretta
alimentazione non resistiamo alla tentazione e ci spariamo un gelato che è un
insulto alla miseria.... dai ragazzi che si va a letto, rientriamo in albergo
e, inutile dirlo, GROOONF!
I° giorno: il D-DAY !
I° giorno: il D-DAY !
II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO
III° giorno: IL MARE, IL MAQUIS ED I BASTIONI- parte I^

CORSICA V ... COSA, COME E PERCHE' ITINERARIO E CARTOGRAFIA