II° giorno: il tappone dolomitico

(ma per tutti noi : acqua gassata .... a Garganella!!)

II^ parte

........... Col de Bavella, Zonza, S.ta Lucia de Tallano, Sartene

 

 

 

Svacco totale, naturalmente paninazzi jambon et fromage e birra a volontà, ci voleva proprio, mamma mia quanto è buona; restiamo lì un’oretta e ci godiamo il meritato riposo, il sole filtra tra i larici che è un piacere, meno male perché l’aria è decisamente fresca, Gigi racconta dell’acqua gassata .....a Garganella e ci fa morire di risate, mentre uno spavaldo Mora chiaramente soddisfatto per aver domato il Bavella addenta compiaciuto un panardo lungo due spanne! Adesso però bisogna partire, sono le 14.30 e comunque abbiamo ancora una 50ntina di km da fare, saliamo in sella per fare i 500 metri che ci separano dal colle vero è proprio, ed ecco un altro spettacolo della natura; con i suoi 1218 metri il Col de Bavella è il punto transitabile più alto di una dorsale che si snoda longitudinalmente lungo tutta l’isola da Cap Còrse fino alla Montagne de Cagna nell’entroterra di Porto Vecchio, fungendo da spartiacque naturale dell’intero Parc Regionaldu Còrse e diversificando nettamente le caratteristiche ambientali dei due versanti; quello ad est, che risentendo del clima più umido del Mar Tirreno presenta una vegetazione intensa e rigogliosa di chiaro stampo centro-europeo, al contrario di quello ad ovest, che invece influenzato dalle correnti secche e povere di precipitazioni provenienti dalla penisola Ibe rica e soprattutto dalla costa nord africana si propone con la classica variopinta macchia bassa intensa e profumata, il maquis, tipica dell’area mediter ranea. Le foto al colle sono d’obbligo     Si riparte, ma adesso possiamo riposare con tutta la discesa che abbiamo davanti, peccato che ci scappa subito una foratura e siamo costretti a fermarci, Jesus ne approfitta per fare il pieno di energia.....  . La discesa è interminabile e per 27 km possiamo godere di uno spettacolo a ripetizione; la strada si snoda agevolmente con un susseguirsi di punti panoramici e di paesini incantevoli come Zonza, con le sue abitazioni in pietra impreziosite dalle stupende bouganville rosse, ma data l’ora siamo purtroppo costretti a non visitarla.  Raggiungiamo S.ta Lucie da Tallano, menzionata su alcune riviste per via del Couvent de Saint François (ma non era ad Assisi?) e ci fermiamo nella centralissima piazzetta lastricata, armoniosamente valorizzata da ombrosi platani ed una stupenda fontana mo numentale in pietra, il tutto è veramente grazioso e rilassante; riempiamo per l’ennesima volta le borracce mentre gli immancabili piazzaroli della domenica guardano incuriositi le nostre mtb per poi cominciare il più classico degli scambi di battute in merito a “questa” piuttosto che a “quella”..... “Quanto manca a Sartène?” Ancora 20 km....... Scendiamo lungo la D268 fino ad incrociare una vecchia conoscenza, la D69 che abbiamo percorso ieri da  Ghisoni a Col de Verde, ormai siamo nel fondo valle e a parte un Pont Genois ben conservato che attraversa il Rizzanese non c’è più niente da vedere,  i km scorrono pianeggianti fino a quando non vediamo Sartène, arroccata là in alto, ancora illuminata dal sole con i suoi 350 metri di altitudine e quei 6 fottuttissimi km di salita ancora da fare! Avevo un vago ricordo della vacanza del 1993 quando con il Téneré costeggiavo una serie di case in salita, ma adesso ce l’ho davanti ed è chiarissimo; ci tocca proprio farla sta salita, altro che storie, ma sappiamo tutti che è l’ultima e la affrontiamo con la dovuta serenità, sapere di essere quasi arrivato ti tira fuori anche quello che non hai, oltretutto sono le 18.30, stavolta un orario da cristiani.  In una mezzoretta arriviamo in piazza, e mentre aspettiamo gli altri vado al Bureau du Tourisme per chiedere dove sono Rue Jean Jaures e l’albergo Des Roches, naturalmente mi trattengo un attimo con la Signora e con la sua collaboratrice, una francesina tutto charme con una vocina al miele che mi fa passare l’acido lattico; che sono italiano l’hanno capito subito, il resto glie lo spiego con la solita dovizia di particolari. Torno in piazza; “Dai ragazzi che so dov’è l’albergo, per di quà!” Ci infiliamo giù per via Jean Jaures e ci ritroviamo nel bel mezzo di un dedalo di botteghe, viuzze laterali, alte pareti con l’intonaco sgretolato dove il sole non batte mai, panni appesi tra i due lati della strada, odori di qualsiasi natura e le facce tipiche di chi sembra che sia lì ad aspettarti da chissà quanto tempo, insomma, una casba. Ecco l’albergo, praticamente a sbalzo sulla vallata che si apre in direzione ovest verso Propriano, si vede anche il mare laggiù;  è pieno di poliziotti e di autoblindo, boh.....cercano noi? No, il cameriere dell’albergo ci rassicura, sono lì in vacanza premio, più o meno... M.me Anita è gentilissima, avevamo prenotato camere standard (sul retro) ma ne ha di libere sul lato panoramico e ce le assegna senza nessun problema, stesso prezzo; in effetti sono un’altra cosa, la vista sulla vallata è stupenda, possiamo goderci il balconcino ed il sole basso all’orizzonte dopo il doccione rigenerante.  Ore 20 passate da poco, ci siamo tutti; il cameriere, che vuole evidentemente migliorare il suo italiano, ci consiglia di andare a mangiare a ‘U Spuntinu, nella cittadella. Se Rue Jean Jaures era una dedalo, questo è un labirinto, ti ci potresti perdere in quel .....non lo so che cos’é.... algoritmo urbanistico del XVII° secolo dalle geometrie assolutamente casuali, il cui stato conservativo lascia oggettivamente a desiderare, viuzze strette che più strette di così non si può, angolini dietro ai quali rischi di infilare la porta di un’abitazione privata, scalette, controscalette, archi, controarchi,  qualche discreto negozietto di 2 metri quadrati all’insegna del “fai da te”, minuscoli spiazzi dove in quattro è già un casino starci tutti, insomma, un ambiente quasi fatiscente ma proprio per questo rimasto intatto, fatto salvo pochissime ma azzeccatissime tracce di consumismo tra cui, appunto, ‘U Spuntinu ; con quei 6 tavolini disposti in fila che occupano praticamente quasi per intero il metro e mezzo scarso di passaggio, è il nostro posto. Gustiamo un cinghiale al forno che se lo sapesse Gualtiero Marchesi si ritirerebbe a vita privata e una trippa da almeno 5 stelle Michelin, mai pagato un conto così volentieri.  Gli immancabili due passi pro-digestione ci riportano in piazza dove abbiamo sostato prima di cercare l’albergo; cavolo, forse prima eravamo stanchi e non ci abbiamo fatto caso, ma la piazza si rivela estremamente graziosa nella sua semplicità fatta di pietra grigia, panchine in ferro battuto e alberi ordinatamente disposti. La piazza ed il suo intrinseco significato aggregativo; anche qui, come peraltro già notato in altre occasioni, si incrociano senza nessuna apparente distorsione la realtà sociale del tessuto còrso (mai dimenticare la natura autonoma di questo popolo....) e quella necessariamente economica derivante dalla presenza del turismo con gli ovvi compromessi del caso, qui come altrove rappresentati da una serie interminabile di baretti e ristorantini invitanti ; i sartènesi, con i loro tratti somatici decisamente mediterranei, stanno seduti sulle panchine a raccontarsi i fatti della giornata, giocano a bocce e formano ovunque dei crocchi dove le discussioni non mancano, mentre i turisti si guardano in giro, sfogliano le guide, chiedono informazioni e sbirciano i menù. La sensazione è che il tempo si sia fermato, il tutto avviene ad un ritmo serenamente blando, simbiosi perfetta tra la natura mediterranea di chi ci è nato e la natura di chi invece ci viene in vacanza come noi, che con l’andatura ormai appannata vogliamo godere ancora un po’ di questo teatrino d’altri tempi e nonostante tutte le migliori intenzioni in merito alle teorie sulla corretta alimentazione non resistiamo alla tentazione e ci spariamo un gelato che è un insulto alla miseria.... dai ragazzi che si va a letto, rientriamo in albergo e, inutile dirlo, GROOONF!

 

 

 

prefazione 

 

I° giorno: il D-DAY !  - parte I^

 

I° giorno: il D-DAY !  - parte II^

 

II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO  - parte I^

 

III° giorno: IL MARE, IL MAQUIS ED I BASTIONI- parte I^

 

 

 

 

 

CORSICA V ... COSA, COME E PERCHE'    ITINERARIO E CARTOGRAFIA    LA DIVINA CORSICA (ANONIMO LACUSTRE)