III°
giorno: il mare, il maquis ed i bastioni
Sartène,
Palaggiu, Mortoli, Lion de Roccapina, Bonifacio
parte
I^

bollette,
clienti, menate, uffa!! Finalmente si butta via tutto per un
po, queste situazioni trasformano e tirano fuori il meglio
di ognuno.
noi siamo lesempio; lo spirito
delluomo è ancora vivo!! se ne esce puntualmente
Jesus Nicoli a sottolineare lintensità del momento ogni
qualvolta che una sottile aurea magica si diffonde tra noi, sia
nella sofferenza di una salita sotto il sole cocente che nella
semplicità di una colazione spensierata. E ora di muovere,
solito scenario da partenza da raid transahariano nel piazzale,
tutti che sistemano tutto, finalmente conosco M.me Anita
alla reception mentre con Mario, a cui è toccata la cassa
comune, saldiamo il conto; la voce al telefono tradiva uno charme
di tutto rispetto, è proprio
così, mercì
et au revoir. Al terzo giorno le prime pedalate sono un
po impacciate, specialmente sulla rampa di uscita
dellalbergo che farebbe la felicità di un sestogradista
tanto è simile ad unarrampicata; risaliamo Rue Jean
Jaures ancora con la sensazione di essere seguiti a vista,
attraversiamo la piazza principale e muovendo fuori dal centro
passiamo di fronte al Musée de la Prèhistoire Còrse
che naturalmente ci siamo persi.....peccato, ma chi ha voglia di
visitare un museo dopo una tappa da un centino di km? Noncuranti
di occupare tutta la carreggiata discutiamo su cosa fare oggi:
lintenzione era quella di imboccare la D21 per alcuni km
fino al sito preistorico di Alo Bisucce per poi
abbandonarla e tentare la sorte allinterno di unarea
semidesertica infilando una serie di sentieri non ben segnalati
che in teoria dovrebbero portarci fino a Punta Capannaccia, quindi
avventurarci lungo la costa selvaggia per raggiungere Tizzano,
amabile e sperduto villaggio di pescatori. Decidiamo di non
complicarci la
vita; con
questo sole e dopo la faticaccia del Laparo siamo tutti
daccordo nel seguire le indicazioni per la cala di Mortoli
percorrendo lagevole D48 che scende tranquillamente per
circa 20 km fino al mare, evitando così alcune ore di sicura
sofferenza in più; tanto un sito preistorico da visitare
cè anche lì e poi un tratto di costa dimenticato da Dio
lo faremo ugualmente visto che dovremo comunque muovere verso il Lion
de Roccapina e risalire quindi alla statale per
raggiungere infine Bonifacio. La discesa è piacevole,
strada stretta a schiena
dasino,
asfalto
grosso, la vegetazione ci offre delle bellissime
macchie di colore; costeggiamo dei
bassi muri in pietra che delimitano delle tenute agricole atte
alla coltivazione di vigne (il Sarténe è uno degli otto
vini DOC dellisola), ammazza se pesta il sole, sono solo le
9.30! Raggiungiamo lingresso del sito preistorico di Les
Allignements de Palaggiù, 1200 metri dice il cartello
che indica una sterrata soleggiata e polverosa che si dirige
verso lentroterra; non siamo molto convinti, ne varrà la
pena? Ma sì dai, già che siamo qua tanto vale farci un salto.
Ci infiliamo sulla sterrata che alterna tratti piani,
discesine, strappetti impegnativi e single track che si snodano
tra gli onnipresenti rovi di spine e arriviamo; se non
fosse per la presenza di qualche
escursionista, peraltro discretissima, ti viene da chiederti se
uscirai
mai vivo da questo posto; tutto è
intatto, nel senso che comera alcuni millenni or sono, lo
è anche adesso, tutto è ovattato in un rispettoso silenzio,
tutto è come deve essere, compreso quel filo daria che
fischia cupamente insinuandosi tra i pochi lecci sparsi qua e
là. Sarà forse un po di superstizione ma il magnetismo di
questo posto è palpabile, Jesus Nicoli lo coglie più di ogni
altro e si raccoglie in rispettosa meditazione in questa Stonenge
del Mediterraneo mentre noi, una volta rotti gli indugi, facciamo
un po i cretini... .
attenzione ragazzi, questo è un luogo sacro, e con
queste cose non si scherza, se ne possono pagare le
conseguenze....
ammonisce
Jesus. Non so gli altri, ma io mi sento onestamente un po
pentito; a parte il fatto che Gigi si ritrovò proprio qui con le
quattro gomme tagliate e la macchina svaligiata (...), la
sensazione che provo è quella di aver mancato di rispetto a
qualcosa
... Ritornati sulla strada, cerchiamo e con qualche
difficoltà troviamo il sentiero che porta al mare . Ci sono
mille biforcazioni ma alla fine ci arriviamo , ecco Le Golfe
de Mortoli, finalmente si fa il bagno!!!
Il desiderio di entrare in quelle
acque trasparenti è incontenibile; raggiungiamo la battigia,
sbatto giù la mia Twister, mi tolgo tutto e senza pensarci un
attimo mi tuffo in quel cristallo verde assaporandone il sale,
riemergo. COSAAAA???? Anziché un branco di nudi lupi ululanti di
entusiasmo vedo una fila indecisa di ominidi che mi guardano
indugiando: OOOOH? ALLORA? Ma dove sono finiti quelli che
volevano entrare con la bici in acqua al Desert des Agriates?
(8 luglio 1994, Plage de Saleccia - camping U Paradisu)
Si può sapere che cazzo fate lì impalati? Finalmente
le signorine si spogliano e come mamma ci ha fatto
passiamo una trentina di minuti a goderci quelle acque sublimi e
quel litorale desertico; la gioia di essere lì è
impagabile, ci faremo anche il culo in queste vacanze, ma
ragazzi, certi rischi vale proprio la pena di correrli. Il solito
Tiziano si fa il suo quarto dora nuoto ben fatto, noi
esseri umani ci accontentiamo di sguazzare; esce la
macchina fotografica e ci scappa anche qualche foto osé, da veri
Corsica Dream Men!!
indovina
e digita la parola magica che troverai in questo racconto per
accedere al link Gardabikers.VM18!!
potrai
vedere alcuni vietatissimi click ... senza veli!
Dai che abbiamo ancora un bel pezzo, si riparte; ci incamminiamo
sul litorale, fa un certo effetto vedere questa armata
brancaleone sfilare sul bagnasciuga mentre spingiamo le bici
sotto il sole, ci starebbe bene una colonna sonora di Ennio
Morricone dal titolo riadattato stile Cera una volta
in Corsica..... Ci spariamo un bel km di bagnasciuga
guardando a sinistra per trovare il sentiero che ci riporti in
quota e superare il dosso di Punta Cauria in modo da
accedere allansa successiva, infatti dal litorale non si
passa a causa di un bastione 
roccioso che sbarra la spiaggia
buttandosi direttamente in mare; di sentieri non ce nè
uno, ma una miriade...quale sarà? Potrebbe essere
questo dice qualcuno, e dato che nessuno obbietta, lo
prendiamo, il sassone si presta per un bisognino privé, manco
fosse pieno di gente lì in giro.... Ci inerpichiamo
su per una salita ammazzafiato dal fondo sabbioso che non ci
aiuta per niente e cominciano i cespugli; appollaiato lì
nella macchia a far che cosa non si sa vediamo
un tipo stile Tom Hanks in Cast Away che ci
indica di andare over there! per raggiungere Le
Golfe de Roccapina, ci fidiamo. Ecco, adesso siamo risaliti
di circa 100 metri sul livello del mare e siamo immersi nel maquis,
la profumata, spinosa e soleggiata macchia mediterranea; il
tracciato, inizialmente sufficientemente largo, si riduce ad un
sentiero impossibile, strettissimo a causa dei rovi che lo
rendono praticamente inagibile, porca puttana che male ste
spine, dalle caviglie alle spalle è una tortura, ad un certo
punto siamo costretti ad alzare la bici sulla ruota posteriore
spingendola davanti a noi in verticale tanto è difficile
passare. Ma anche così ti graffi dappertutto; chi li ha, si
infila i pantaloni lunghi per proteggere le gambe, il terreno è
secchissimo e polveroso, se saltasse fuori un serpente a sonagli
non ci sarebbe da stupirsi. Nellevidenziare le
caratteristiche di questa tappa, le avevo a suo tempo assegnato
un alto grado di difficoltà soprattutto a causa della sicura
esposizione prolungata al sole (Corsica V come cosa perché,
vedi sezione dedicata, ndr);
inutile, tra il saperlo ed il farlo cè una bella
differenza. Ormai siamo al sole da alcune ore; batte sulla testa
senza pietà, qualcuno ha indossato il casco, il Cit ha le
braccia rosso Ferrari e si è messo il giubbino in
win-tex per evitare lautocombustione, laria è così
calda che ti manca lossigeno, i battiti tuonano nelle
tempie che sembrano scoppiare da un momento allaltro, il
sale del mare brucia sulla pelle, il sudore a litri ti acceca, si
beve molto ma lacqua delle borracce é calda, sissignori,
si soffre. Il maquis è bellissimo ma passiamo un oretta
di quelle che non si scordano e finalmente raggiungiamo una vera
strada sterrata delimitata da una rete metallica che porta
probabilmente laggiù verso il
mare dove si
intravede unabitazione fatta a mo di torretta, primo
segno di civiltà in mezzo a questo deserto infuocato; noi siamo
naturalmente dalla parte sbagliata della rete, in un punto ha
ceduto e noi la scavalchiamo, chissenefrega, sarà anche
proprietà privata ma se non troviamo in fretta una via
duscita qui si schiatta, il Mora più di tutti ha accusato
il colpo, ci prendiamo un attimo di riposo e facciamo il punto
della situazione con la cartina alla mano, discutiamo. .
Beh, se cè la strada vuol dire che ci arrivano le
macchine, il che significa che risale alla statale,
giusto?. Il Mora si è ripreso, e anche noi, si
riparte; percorriamo un paio di km finalmente pedalabili fino ad
un punto panoramico dove una biforcazione ci mette qualche
dubbio; se scendiamo a dx ritorniamo sul litorale che porta alla
spiaggia del Lion de Roccapina e poi ci
toccherà risalire unaltra volta, se saliamo a sx
probabilmente accorciamo il tutto e puntiamo direttamente verso
la statale lassù.
Buona
la seconda, ormai anche le borracce piangono, meglio toglierci di
lì. Tiziano intanto è sceso a dx per andare in avanscoperta,
parto per andare a richiamarlo; minfilo giù per la discesa
per 200 metri e lo vedo che risale a razzo con un gippone alle
calcagna mentre grida rabbioso: QUI CE
UNO CHE VUOL ROMPERE I COGLIONI!!! RAGAZZI, CE DA
MENARE, ADESSO LO METTIAMO A POSTO!!! Ma che cazz... non ci
penso due volte, giro la bici e risaliamo al bivio, gli altri
sono lì che guardano la scena piuttosto perplessi mentre
Tiziano, che probabilmente con Mister X ci ha già
discusso animatamente, continua imperterrito a lanciare
anatemi.... Il gippone, che è largo come la stradina, si ferma
ad un metro da noi, salta giù un tipo tendente al burbero di
quelli che eviteresti volentieri, rice-trasmittente professionale
al collo taurino, decisamente ben messo, con uno sguardo ombroso
ma piuttosto deciso, si presenta :
.anche se
siete in tanti non mi fate paura dice in un italiano
stentato ma più che comprensibile. Oh cazzo, come minimo è un
guardiano della proprietà privata di qualche grosso cagnone, non
abbiamo fatto niente di male, ma vai a spiegarglielo ... Tentiamo
simultaneamente varie strade; ci siamo persi,
stiamo andando alla statale, siamo
senzacqua, il Boccacci sinventa un ...
siamo qui in pace noi!!!, Tiziano riprende il discorso che
ha evidentemente lasciato a metà ma è troppo agitato, il tipo
non guarda negli occhi e ha latteggiamento classico di chi
scatta fulmineo sapendo dove mirare. Non mi piace, qui si mette
male se non cerchiamo di spiegargli ordinatamente le cose in modo
comprensibile, e cioè in francese, mi butto; cala il silenzio,
il tipo mi ascolta, sembra capire le nostre buone intenzioni ma
non è disposto a trattare. Non avete visto i cartelli
con scritto che qui è privato? Dovete scendere alla spiaggia,
di lì non si sale. Gli dico che di cartelli non ne
abbiamo visti (è vero) e che quindi è meglio che li rimetta,
che siamo stanchi e che vorremmo salire subito alla statale.
No, scendete e andate fino alla spiaggia di Roccapina,
la cè unaltra strada che risale. Ok capo,
va bene così, dai ragazzi andiamo (intanto che non si è
ancora incazzato, penso...), mille scuse e grazie, nessun
arrivederci, inforchiamo le bici e ci spariamo giù per la
discesa. Questa è laltra faccia della Corsica,
penso, gente dura, dal carattere isolano, che non vuole rompi
palle, che vuole la propria autonomia, e che non ha bisogno di
far la bella faccia ai turisti.
I° giorno: il D-DAY !
I° giorno: il D-DAY
!
II° giorno: il
TAPPONE DOLOMITICO
II° giorno: il
TAPPONE DOLOMITICO

CORSICA V ... COSA,
COME E PERCHE' ITINERARIO E
CARTOGRAFIA