III° giorno: il mare, il maquis ed i bastioni

Sartène, Palaggiu, Mortoli, Lion de Roccapina, Bonifacio

parte I^

 

 

 

 “YHHOOOWWWNNNN!!!...Ehi ragazzi, ...ciomp...ciomp... ma voi come avete dormito?” chiedo con la bocca impastata a Tiziano e Coco. “Da cani, un caldo bestia ed una sete terribile, ma cosa sarà stato? mi brucia ancora lo stomaco!!”. Il cinghiale e la trippa erano ottimi ma cazzo, alla faccia del mangiar leggero..... Sartène, ore 7.20: sveglia con il sole che filtra dalle persiane accostate e che si fa già sentire in tutto il suo splendore, apro le ante e resto lì sul balconcino per un paio di minuti, la vallata è proprio bella, respiro a pieno polmoni. “...Dai ràga, diamoci una mossa che anche oggi è una bella giornata, a che ora si fa colazione?” Il pane còrso è ... non lo so cos’è... ma è ottimo, quanti di noi mangiano abitualmente pane burro e marmellata la mattina? Nessuno penso, ma lì è tutta un’altra cosa, ne mangi a più non posso, a parte il solito Bicio che normalmente non fa colazione e che tutte le volte chiede se è possibile avere prosciutto e formaggio, con stile da perfetto mitteleuropeo quale è a guardarlo, suscitando sguardi perplessi e risposte incerte da parte delle premurose cameriere; ehi!!! siamo in Corsica qui, e questo non è un 5 stelle!!! Farlo fuori non possiamo, ci tocca tenerlo così com’è ... L’atmosfera è gioiosa, che bel gruppo, si comincia a ridere subito, siamo lo specchio della serenità; ufficio, tasse, bollette, clienti, menate, uffa!! Finalmente si butta via tutto per un po’, queste situazioni trasformano e tirano fuori il meglio di ognuno. “…noi siamo l’esempio; lo spirito dell’uomo è ancora vivo!!” se ne esce puntualmente Jesus Nicoli a sottolineare l’intensità del momento ogni qualvolta che una sottile aurea magica si diffonde tra noi, sia nella sofferenza di una salita sotto il sole cocente che nella semplicità di una colazione spensierata. E’ ora di muovere, solito scenario da partenza da raid transahariano nel piazzale, tutti che sistemano tutto, finalmente conosco M.me Anita alla reception mentre con Mario, a cui è toccata la cassa comune, saldiamo il conto; la voce al telefono tradiva uno charme di tutto rispetto, è proprio così, mercì et au revoir. Al terzo giorno le prime pedalate sono un po’ impacciate, specialmente sulla rampa di uscita dell’albergo che farebbe la felicità di un sestogradista tanto è simile ad un’arrampicata; risaliamo Rue Jean Jaures ancora con la sensazione di essere seguiti a vista, attraversiamo la piazza principale e muovendo fuori dal centro passiamo di fronte al Musée de la Prèhistoire Còrse che naturalmente ci siamo persi.....peccato, ma chi ha voglia di visitare un museo dopo una tappa da un centino di km? Noncuranti di occupare tutta la carreggiata discutiamo su cosa fare oggi: l’intenzione era quella di imboccare la D21 per alcuni km fino al sito preistorico di Alo Bisucce per poi abbandonarla e tentare la sorte all’interno di un’area semidesertica infilando una serie di sentieri non ben segnalati che in teoria dovrebbero portarci fino a Punta Capannaccia,  quindi avventurarci lungo la costa selvaggia per raggiungere Tizzano, amabile e sperduto villaggio di pescatori. Decidiamo di non complicarci la vita; con questo sole e dopo la faticaccia del Laparo siamo tutti d’accordo nel seguire le indicazioni per la cala di Mortoli percorrendo l’agevole D48 che scende tranquillamente per circa 20 km fino al mare, evitando così alcune ore di sicura sofferenza in più; tanto un sito preistorico da visitare c’è anche lì e poi un tratto di costa dimenticato da Dio lo faremo ugualmente visto che dovremo comunque muovere verso il Lion de Roccapina e risalire quindi alla statale per raggiungere infine Bonifacio. La discesa è piacevole, strada stretta a schiena d’asino, asfalto grosso, la vegetazione ci offre delle bellissime macchie di colore; costeggiamo dei bassi muri in pietra che delimitano delle tenute agricole atte alla coltivazione di vigne (il Sarténe è uno degli otto vini DOC dell’isola), ammazza se pesta il sole, sono solo le 9.30! Raggiungiamo l’ingresso del sito preistorico di Les Allignements de Palaggiù, 1200 metri dice il cartello che indica una sterrata soleggiata e polverosa che si dirige verso l’entroterra; non siamo molto convinti, ne varrà la pena? Ma sì dai, già che siamo qua tanto vale farci un salto. Ci infiliamo sulla sterrata  che alterna tratti piani, discesine, strappetti impegnativi e single track che si snodano tra gli onnipresenti rovi di spine e arriviamo; se non fosse per la presenza di qualche escursionista, peraltro discretissima, ti viene da chiederti se uscirai mai vivo da questo posto; tutto è intatto, nel senso che com’era alcuni millenni or sono, lo è anche adesso, tutto è ovattato in un rispettoso silenzio, tutto è come deve essere, compreso quel filo d’aria che fischia cupamente insinuandosi tra i pochi lecci sparsi qua e là. Sarà forse un po’ di superstizione ma il magnetismo di questo posto è palpabile, Jesus Nicoli lo coglie più di ogni altro e si raccoglie in rispettosa meditazione in questa Stonenge del Mediterraneo mentre noi, una volta rotti gli indugi, facciamo un po’ i cretini...    . “…attenzione ragazzi, questo è un luogo sacro, e con queste cose non si scherza, se ne possono pagare le conseguenze....” ammonisce Jesus. Non so gli altri, ma io mi sento onestamente un po’ pentito; a parte il fatto che Gigi si ritrovò proprio qui con le quattro gomme tagliate e la macchina svaligiata (...), la sensazione che provo è quella di aver mancato di rispetto a qualcosa…... Ritornati sulla strada, cerchiamo e con qualche difficoltà troviamo il sentiero che porta al mare . Ci sono mille biforcazioni ma alla fine ci arriviamo , ecco Le Golfe de Mortoli, finalmente si fa il bagno!!! Il desiderio di entrare in quelle acque trasparenti è incontenibile; raggiungiamo la battigia, sbatto giù la mia Twister, mi tolgo tutto e senza pensarci un attimo mi tuffo in quel cristallo verde assaporandone il sale, riemergo. COSAAAA???? Anziché un branco di nudi lupi ululanti di entusiasmo vedo una fila indecisa di ominidi che mi guardano indugiando: “OOOOH? ALLORA? Ma dove sono finiti quelli che volevano entrare con la bici in acqua al Desert des Agriates? (8 luglio 1994, Plage de Saleccia - camping ‘U Paradisu) Si può sapere che cazzo fate lì impalati?” Finalmente “le signorine” si spogliano e come mamma ci ha fatto passiamo una trentina di minuti a goderci quelle acque sublimi e quel litorale desertico;  la gioia di essere lì è impagabile, ci faremo anche il culo in queste vacanze, ma ragazzi, certi rischi vale proprio la pena di correrli. Il solito Tiziano si fa il suo quarto d’ora nuoto ben fatto, noi “esseri umani” ci accontentiamo di sguazzare; esce la macchina fotografica e ci scappa anche qualche foto osé, da veri “Corsica Dream Men”!!

 

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                       Dai che abbiamo ancora un bel pezzo, si riparte; ci incamminiamo sul litorale, fa un certo effetto vedere questa armata brancaleone sfilare sul bagnasciuga mentre spingiamo le bici sotto il sole, ci starebbe bene una colonna sonora di Ennio Morricone dal titolo riadattato stile “C’era una volta in Corsica....”. Ci spariamo un bel km di bagnasciuga guardando a sinistra per trovare il sentiero che ci riporti in quota e superare il dosso di Punta Cauria in modo da accedere all’ansa successiva, infatti dal litorale non si passa a causa di un bastione roccioso che sbarra la spiaggia buttandosi direttamente in mare; di sentieri non ce n’è uno, ma una miriade...quale sarà? “Potrebbe essere questo” dice qualcuno, e dato che nessuno obbietta, lo prendiamo, il sassone si presta per un bisognino privé, manco fosse pieno di gente lì in giro....   Ci inerpichiamo su per una salita ammazzafiato dal fondo sabbioso che non ci aiuta per niente e cominciano i cespugli;  appollaiato lì nella macchia “a far che cosa non si sa” vediamo un tipo stile Tom Hanks in “Cast Away”  che ci indica di andare “over there!” per raggiungere Le Golfe de Roccapina, ci fidiamo. Ecco, adesso siamo risaliti di circa 100 metri sul livello del mare e siamo immersi nel maquis, la profumata, spinosa e soleggiata macchia mediterranea; il tracciato, inizialmente sufficientemente largo, si riduce ad un sentiero impossibile, strettissimo a causa dei rovi che lo rendono praticamente inagibile, porca puttana che male ‘ste spine, dalle caviglie alle spalle è una tortura, ad un certo punto siamo costretti ad alzare la bici sulla ruota posteriore spingendola davanti a noi in verticale tanto è difficile passare. Ma anche così ti graffi dappertutto; chi li ha, si infila i pantaloni lunghi per proteggere le gambe, il terreno è secchissimo e polveroso, se saltasse fuori un serpente a sonagli non ci sarebbe da stupirsi. Nell’evidenziare le caratteristiche di questa tappa, le avevo a suo tempo assegnato un alto grado di difficoltà soprattutto a causa della sicura esposizione prolungata al sole (“Corsica V come cosa perché”, vedi sezione dedicata, ndr); inutile, tra il saperlo ed il farlo c’è una bella differenza. Ormai siamo al sole da alcune ore; batte sulla testa senza pietà, qualcuno ha indossato il casco, il Cit ha le braccia “rosso Ferrari” e si è messo il giubbino in win-tex per evitare l’autocombustione, l’aria è così calda che ti manca l’ossigeno, i battiti tuonano nelle tempie che sembrano scoppiare da un momento all’altro, il sale del mare brucia sulla pelle, il sudore a litri ti acceca, si beve molto ma l’acqua delle borracce é calda, sissignori, si soffre. Il maquis è bellissimo ma passiamo un oretta di quelle che non si scordano e finalmente raggiungiamo una vera strada sterrata delimitata da una rete metallica che porta probabilmente laggiù verso il mare dove si intravede un’abitazione fatta a mo’ di torretta,  primo segno di civiltà in mezzo a questo deserto infuocato; noi siamo naturalmente dalla parte sbagliata della rete, in un punto ha ceduto e noi la scavalchiamo, chissenefrega, sarà anche proprietà privata ma se non troviamo in fretta una via d’uscita qui si schiatta, il Mora più di tutti ha accusato il colpo, ci prendiamo un attimo di riposo e facciamo il punto della situazione con la cartina alla mano, discutiamo. . “Beh, se c’è la strada vuol dire che ci arrivano le macchine, il che significa che risale alla statale, giusto?”.  Il Mora si è ripreso, e anche noi, si riparte; percorriamo un paio di km finalmente pedalabili fino ad un punto panoramico dove una biforcazione ci mette qualche dubbio; se scendiamo a dx ritorniamo sul litorale che porta alla spiaggia del Lion de  Roccapina e poi ci toccherà risalire un’altra volta, se saliamo a sx probabilmente accorciamo il tutto e puntiamo direttamente verso la statale lassù.  Buona la seconda, ormai anche le borracce piangono, meglio toglierci di lì. Tiziano intanto è sceso a dx per andare in avanscoperta, parto per andare a richiamarlo; m’infilo giù per la discesa per 200 metri e lo vedo che risale a razzo con un gippone alle calcagna mentre grida rabbioso: “QUI’ C’E’ UNO CHE VUOL ROMPERE I COGLIONI!!! RAGAZZI, C’E’ DA MENARE, ADESSO LO METTIAMO A POSTO!!!” Ma che cazz... non ci penso due volte, giro la bici e risaliamo al bivio, gli altri sono lì che guardano la scena piuttosto perplessi mentre Tiziano, che probabilmente con “Mister X” ci ha già discusso animatamente, continua imperterrito a lanciare anatemi.... Il gippone, che è largo come la stradina, si ferma ad un metro da noi, salta giù un tipo tendente al burbero di quelli che eviteresti volentieri, rice-trasmittente professionale al collo taurino, decisamente ben messo, con uno sguardo ombroso ma piuttosto deciso, si presenta :  “….anche se siete in tanti non mi fate paura” dice in un italiano stentato ma più che comprensibile. Oh cazzo, come minimo è un guardiano della proprietà privata di qualche grosso cagnone, non abbiamo fatto niente di male, ma vai a spiegarglielo ... Tentiamo simultaneamente varie strade; “ci siamo persi”, “stiamo andando alla statale”, “siamo senz’acqua”, il Boccacci s’inventa un “... siamo qui in pace noi!!!”, Tiziano riprende il discorso che ha evidentemente lasciato a metà ma è troppo agitato, il tipo non guarda negli occhi e ha l’atteggiamento classico di chi scatta fulmineo sapendo dove mirare. Non mi piace, qui si mette male se non cerchiamo di spiegargli ordinatamente le cose in modo comprensibile, e cioè in francese, mi butto; cala il silenzio, il tipo mi ascolta, sembra capire le nostre buone intenzioni ma non è disposto a trattare. “Non avete visto i cartelli con scritto che qui è privato? Dovete scendere alla spiaggia, di lì non si sale”. Gli dico che di cartelli non ne abbiamo visti (è vero) e che quindi è meglio che li rimetta, che siamo stanchi e che vorremmo salire subito alla statale. “No, scendete e andate fino alla spiaggia di Roccapina, la c’è un’altra strada che risale”. Ok capo, va bene così,  dai ragazzi andiamo (intanto che non si è ancora incazzato, penso...), mille scuse e grazie, nessun arrivederci, inforchiamo le bici e ci spariamo giù per la discesa. Questa è l’altra faccia della Corsica, penso, gente dura, dal carattere isolano, che non vuole rompi palle, che vuole la propria autonomia, e che non ha bisogno di far la bella faccia ai turisti.

 

 

 

prefazione 

 

I° giorno: il D-DAY !  - parte I^

 

I° giorno: il D-DAY !  - parte II^

 

II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO  - parte I^

 

II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO  - parte II^

 

 

 

 

 

CORSICA V ... COSA, COME E PERCHE'    ITINERARIO E CARTOGRAFIA    LA DIVINA CORSICA (ANONIMO LACUSTRE)