II°
giorno: il tappone dolomitico
(ma
per tutti noi : acqua gassata .... a Garganella!!)
Solenzara,
Col de Larone, Col de Bavella.......

Solenzara, Hotel Maquis et
Mer, ore
07.40 : “Tiziano, sei sveglio? Che dici, andiamo a fare un bagno al mare?”.
Evvai! Saltiamo fuori dal letto di corsa, la colazione è fissata per le 08.30,
dai che ce la facciamo, su il costume e via. A quell’ora non c’è un’anima viva
in giro, a parte chi apre il negozio o chi ravana pulendo i plateatici dei bar
ancora conci dalla nottata. Camminiamo di lena, non vogliamo perdere neanche un
minuto, “Ma tu sei stanco? le gambe? problemi?”
risposta: “No, sto benone, e ho proprio voglia di fare una bella nuotata!”. Ma
da dove salta fuori tutta sta energia dopo una giornata come quella di ieri e 6
ore di sonno scarse? Mi ricordo quella mattina di 2 anni fa a l’Ile Rousse,
stessa ora, stessa sensazione di energia a tonnellate, eppure il giorno prima
c’eravamo sparati quei maledetti 600 metri di dislivello con la bici a spalle
dal borgo montano dell’Asco fino alla Bocca di Laggiarello, per
poi ridiscenderli a piedi fino alla Maison Forestière della Foret de
Tartagine, prima su e poi giù da quel fottuttissimo sentiero secco come la
savana in piena estate, sotto il sole di mezzogiorno e senza più una goccia
d’acqua, in tutto una giornatina di 80 km durata 14 ore; arrivammo a l’Ile
Rousse alle 22.00 di sera, letteralmente “a pezzettini”! Mah....bastano
poche ore di sonno ben fatte, ci si sente come nuovi, però ci deve essere
qualcosa che ti rigenera anche dopo una giornata come quella di ieri, sarà il
sapore di una vacanza di questo tipo? Sicuramente, oltre che ad una indiscussa capacità
di recupero dovuta ad un fisico decisamente a posto,
bisogna dirlo. Arriviamo
alla spiaggia con l’aria di quelli che non vedono l’ora di godersi la giornata
fin da subito; lì il mare non è un granché, ma noi ci tuffiamo come se fossimo
ai Caraibi, in un attimo senti il corpo che vibra di freschezza e di sale
mentre il dolce movimento dell’acqua ti massaggia.... che goduria! Rientriamo
all’albergo affamati come lupi, doccione, , Sandrino non ne vuol sapere di
irritazioni e si mette un po’ di crema, raccattiamo la roba e ci fiondiamo a
fare colazione in una carinissima saletta ad archi al piano terra dove pian
piano arrivano tutti; l’atmosfera è ottima, la colazione anche, naturalmente il
pane non basta mai, se non stai attento qualcuno te lo frega senza troppi
scrupoli, “ Signora, è possibile avere altra marmellata e ancora qualche
brioche per favore ?” Pago il conto e scusandomi spiego a M.me Ginette
la
causa del nostro arrivo in
notturna; ormai era convinta che la prenotazione fosse un bluff....ma alla fine
ci saluta amichevolmente con un “Bòn courage!” Riusciamo ad occupare il
piazzale antistante l’albergo per gli ultimi preparativi, qualcuno è andato a
fare un giro in paese, Coco fa l’affare della sua vita comprando un coltello còrso,
sono quasi le 10.00 ed il sole comincia a farsi sentire, e anche Fabrizio: ”Ma
insomma, che cosa stiamo aspettando? Di partire con 40
gradi?”. Foto di gruppo prima della partenza,
dai che si va su al Col de Bavella; percorriamo la N198 a ritroso
passando in mezzo al paese, la gelateria è ancora chiusa, peccato, ma in
compenso ci lustriamo gli occhi con alcune adolescenti stile
“maresolespiaggiaabbronzaturaperizomatetteenormivogliadiavventura” che da sotto
gli immancabili occhiali scuri ti degnano forse di un’occhiatina e che a
quell’ora boreale stanno muovendo lentamente verso la spiaggia! Due km e
giriamo a sx, eccola lì la D268 che in 30 km ci porterà ai 1218 metri del Col
de Bavella; siamo rilassati, non c’è fretta e neanche ansia di arrivare,
abbiamo la giornata davanti e sappiamo di preciso cosa ci toccherà, rispetto a
ieri non dovrebbero esserci problemi.
La vallata stringe subito ma sale dolcemente, la vegetazione è
terribilmente secca e dopo aver percorso un leggero saliscendi immerso tra
dossi di terra arida bruciata dal sole, finalmente lo scenario si apre e ci
ritroviamo alti sul lato sx del fiume Solenzara che insinuandosi tra le
gole del terreno sottostante scavate nel corso dei millenni crea delle
fantastiche pozze verde smeraldo che farebbero invidia anche ad Harrison Ford
alias Indiana Jones; in lontananza davanti a noi si vede la catena montuosa del
M.te Incudine (2136 slm) e un po’ più a sx un’imponente formazione
rocciosa dalle sfumature rossastre, dovrebbe essere les Aiguilles de Bavella,
che a vederle da lì non hanno nulla da invidiare alle Tofane, al Cristallo o
alle Pale di San Martino di Castrozza. Costeggiamo un campeggio, ma cosa verrà
a fare qui la gente con il mare a 10 km? Dopo 200 m raggiungiamo la sommità
della salitella che ne delimita il confine e vediamo sulla nostra sx una
spettacolare lanca del fiume, verdissima, con le tende a ridosso della riva e
la gente che prende il sole e si tuffa in quelle acque fresche; adesso è tutto
chiaro, viene l’acquolina anche a noi di fronte a quello scenario, ma siamo
partiti da mezz’ora, non possiamo fermarci subito! Continuiamo per alcuni km il
saliscendi che mira al cuore della vallata, l’ambiente è fantastico, adesso la
vegetazione è decisamente di tipo montano, il fiume è contornato da larici
immensi che lasciano spazio a delle fresche radure dove si potrebbe fare
benissimo del campeggio libero e starsene lì una settimana immersi nella
natura, ovviamente ne esce una discussione: “Ecco, cazzo, ma perché non ci
fermiamo a svaccarci un po’ da qualche parte? C’era proprio
bisogno di fare 80 km tutti
i giorni?” Impossibile, non siamo attrezzati, e poi la vacanza è stata
strutturata in modo diverso, con prenotazioni, destinazioni da raggiungere e
quindi tabelle di marcia sostanzialmente da rispettare. Percorriamo un altro tratto di quella
valle dell’Eden ed eccola qui: una ventina di metri sotto la strada c’è una
piscina naturale contornata da rocce enormi, di una verde tale che quelli di
Green Peace non ci crederebbero, c’è gente che si tuffa; non c’è bisogno di
discutere, ci
intendiamo al volo e senza
dire una parola deviamo con le bici sul sentiero che scende sulla dx fino ad un
roccione piatto, fuori i costumi, via le tutine e in un attimo siamo tutti in
acqua a goderci quel miracolo della natura. Tra un tuffo e l’altro notiamo
alcune presenze interessanti sulla spiaggetta adiacente, ...azzo, ma sono
proprio tutte così qua, c’è anche Hakkàh, la magrebbina di ieri sera in
gelateria, non perdo un attimo e vado a salutarla ....yum yum...., parlo
francese si o no? . Passiamo una ventina di minuti che meglio di così non si
può ma il tempo passa e ci ricomponiamo senza troppi complimenti; via i
costumi, chiappe scoperte e su le tutine, dall’altra parte della pozza arrivano
sonore acclamazioni, facciamo sempre la nostra porca figura, ripartiamo
salutando di rimando quel ben di Dio e approfittiamo del bar 200metri più
avanti per bere qualcosa di fresco. Hakkàh è lì, e naturalmente uno di noi
resta “particolarmente incuriosito” da questa fig...ura, e anche lei di lui, lo
si vede da come si atteggiano nella lingua universale delle movenze del corpo e
dalla delicatezza del gesticolare delle mani mentre
si scambiano l’ultimo
saluto; “...pensi di essere ancora dei nostri o cosa? Domando, ma la risposta
rimane a mezza gola.... Al 10° km ci siamo addentrati nel fondo valle, adesso
ci 
aspetta il primo strappo
fino ai 670 metri del Col de Larone, 7 km; salendo gradualmente non
abbiamo più il riparo degli alberi, bestia se picchia, proprio sulla nuca. Il gruppo si allunga, ognuno ha il
proprio passo, Io e Tiziano andiamo su grondando come fontane ma allegri mentre
ci godiamo lo spettacolo della vallata che ci lasciamo in basso e dell’imponente
versante roccioso alla nostra destra ricco di guglie rossastre, punta U
Fornello (1930 slm); dietro a quelle creste passa il GR20, forse un
giorno lo faremo... Ai tre
quarti della salita passiamo una bocchetta dalla quale sgorga un bel fiotto
d’acqua fresca ma non ne approfittiamo; invece ne approfitterà il Mora che,
allo stadio terminale della disidratazione, già parlava con qualche non ben
identificato spirito della natura ed alla sonorità argentina di quel getto
gorgogliante che nella sua mente ormai riarsa si trasformava metro dopo metro
da illusione in insperata realtà, raggiunta a gran fatica con la sua tipica
andatura dondolante, arrangiava una filastrocca dal significato intrinseco ma
molto esplicito, miscelando artisticamente l’impellente necessità di
sopravvivere con una sonorità tipica della lingua còrsa : “..acqua
gassata...’a Garganella!” ripetendola at libidum per un quarto d’ora sotto
gli occhi di un costernato
Gigi che poi ci racconterà tutto e ne farà il life-motive di tutta la
vacanza!!! Ore 12.30, arriviamo ai 670m del Col de Larone, uno
spettacolo divino, proprio ai piedi della catena del M.te Incudine con
le sue pareti rocciose a picco di cui ne godiamo la magnificenza.; lì l’aria è
più fresca e finalmente si può respirare, ci fermiamo per rinfocillarci un po’
e nel frattempo passano parecchi gruppetti di turisti in bicicletta, chi
attrezzato, chi improvvisato, i saluti sono d’obbligo.
Adesso dobbiamo ridiscendere
per un paio di km fino alla Maison Forestiere per poi affrontare gli
ultimi 10 che ci porteranno ai 1218 m del colle; alcuni di noi partono per
portarsi avanti mentre gli altri aspettano che il resto del gruppo si riunisca.
Ci godiamo quei due km di discesa che sembrano un paradiso terrestre, fresco, dal verde rigoglioso e acqua
corrente, almeno quella non manca.
All’attacco della salita troviamo un fontanone che fa al caso nostro,
riempiamo le borracce e manco a farlo apposta riceviamo in quel momento la
telefonata di Guido, che con il tono di chi rimpiange per non aver partecipato
a questa nuova avventura, vuole aggiornamenti in tempo reale ed assicurarsi che
tutto stia andando per il meglio: “.... ragazzi, fate come se ci fossi
anch’io... ” dice con un deciso pizzico di malinconia. La salita si rivela
impegnativa, c’era da aspettarselo visti gli 800 metri di dislivello in 10 km,
ma almeno siamo protetti dalla Foret de Bavella che non lascia filtrare
i raggi del sole e che con le sue enormi felci rugiadose disseminate ai bordi
della strada ti infonde una piacevole sensazione di leggerezza, quanto basta
per pensare che “Jesus” Nicoli non ha neanche tutti i torti quando sostiene che
la sensazione di fatica é frutto della nostra mente condizionata dai luoghi
comuni, e quindi, non essendo questo un luogo comune, di fatica non se ne fa!
Un terzetto composto da Tiziano, Mario ed il sottoscritto sale con un andatura
di tutto rispetto; il “Cit” dopo aver passato una giornataccia come quella di
ieri ha finalmente ritrovato la gamba da passista e sfoggia la grinta di
sempre, maciniamo lunghi rettilinei che alzano di quota e che sembrano non finire mai fino all’agevole
tornante successivo che invece ti permette di rifiatare generosamente. A
giudicare dal cielo che si intravede attraverso le cime degli alberi dovremmo essere
saliti parecchio, non dovrebbe mancare molto, ed è qui che si vede tutta la
differenza che passa tra dei “turisti spinti” come noi ed un atleta vero, che
cura il proprio fisico, che sa di averne ancora e che è abituato a gestire le
proprie forze nel
tempo e sulla distanza 
conseguenza; l’innata natura agonistica di Tiziano esce di
prepotenza e quando io e Mario scaliamo un pignone per affrontare
quelli che dovrebbero essere l’ultimo km e gli ultimi 100 metri di dislivello,
lui lo tiene e ci pianta lì, involandosi solitario verso la conclusione di
questa straordinaria
scalata. Probabilmente anche noi avremmo potuto tenere quel rapporto, ma con la
sicurezza di andare fuori soglia e di schizzare acido lattico da tutte le parti
e ritrovarci con le gambe tagliate in due, e poi chi pedala più? Gli ultimi
tornatini stretti si snodano su un area parzialmente disboscata disseminata di
precarie baitelle dall’aria più o meno abusiva, sono fastidiosissimi con quella
pendenza che non vuole saperne di mollare neanche negli ultimi 500 metri, e
finalmente eccoci a ridosso di un altro gruppetto di deliziose baite di legno
adibite a bar con tanto di plateatico baciato dal sole ed immerso nei larici;
Tiziano ha il tempo per coglierci abbracciati sull’ultimo strappo, è proprio
finita. L’aria del bar con quel plateatico è invitantissima, forse perché la sensazione
è quella di aver trovato un’oasi nel deserto dove potersi riposare, occupiamo
subito alcuni tavolini anche per chi arriverà; in un posto come questo, dopo
una salita come questa ritengo doveroso dedicare uno spazio fotografico a tutti
noi colti nell’attimo finale di questa fatica, bravo Gigi, avevi proprio
ragione a volerla fare da questa parte!!
I° giorno: il D-DAY !
I° giorno: il D-DAY !
II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO
III° giorno: IL MARE, IL MAQUIS ED I BASTIONI- parte I^

CORSICA V ... COSA, COME E PERCHE' ITINERARIO E CARTOGRAFIA