I°
giorno: il D-Day !
parte
I^
Brescia, Livorno, Bastia,Vivario, Ghisoni, Col del Laparo
.......

casello di Brescia centro,
puntuali, 3 equipaggi, 10 persone e le loro migliori amiche (mogli e morose non
si offendano...), le nostre mtb;
ci abbracciamo, alcuni di noi non si vedono dall’anno scorso, ma il sapore
di questa nuova avventura ci riavvicina subito, crea una sorta di comunione
spirituale; via che si và. Un po’ di coda sulla A1, sembra che partano tutti
questo week end......arriviamo a Livorno verso le 21.30, solito parcheggio,
iniziano le operazioni; bici a posto, zainetti fatti, ognuno di noi si
concentra sul proprio equipaggiamento, “...prendo questo,...lascio quello...c’è
tutto”, ultimi ritocchi e Mario ha
già perso la vite di fissaggio del deragliatore posteriore, che ovviamente non
sta più al suo posto, ci penseremo. La “Corsica Serena” è là al molo 2, grande
e bella come nessun’altra; sfiliamo in mezzo ad una marea di macchine, la gente
guarda, ci piazziamo davanti a tutti, distribuisco le etichette con il codice a
barre da attaccare alle bici, tra un po’ saliremo; la tratta notturna è diversa, si parte al buio, si va
sul ponte per guardare il porto e le luci dell’entroterra, poi il mare
aperto, nerissimo, l’aria umida salmastra, la notte; tutto ciò è affascinante,
c’è “quel non so che” di avventuroso che ti manda dritto in adrenalina. La
vacanza è bella per tutti ma noi ci sentiamo dei pionieri, solo bici e
Solita sveglia boreale,
colazione al self service, ma abbiamo anche delle provviste che ci siamo
portati da casa. Eccoci ragazzi, siamo al
porto, Bastia è lì davanti; spiego ad un gruppo di succulente
adolescenti cosa faremo ma non sembra che glie ne freghi un granché .....
Scendiamo alle bici e ci rendiamo conto di quello che probabilmente succederà.
“...Ma non usciremo mica per ultimi vero?”, é proprio così, sfilano tutte le
macchine dei ponti sottostanti, guardiamo l’orologio con un certo nervosismo,
sono già le 07.00, il treno è alle 7.15. Niente, si aspetta, comincia come non
doveva cominciare, ormai il treno lo perderemo, è sicuro. Scendiamo infatti alle
7.20 e corriamo in stazione, è andato, prenderemo quello delle 9.05, e la
tabella di marcia comincia a scricchiolare. Vabbé, ci facciamo una colazione in
piazza Saint Nicolas mentre
Mario cerca e trova un
negozio di mtb e riesce a sistemare il suo deragliatore. Si parla con un po’ di
gente, tutti incuriositi da ‘sto gruppo vestito allo stesso modo, Gigi viene
addirittura scambiato per Pantani! Ritorniamo in stazione, stavolta si parte;
gli addetti si grattano un po’ la testa quando vedono 10 bici da sistemare in
quegli spazi stretti, ma alla fine ce la fanno. I treni còrsi hanno al
massimo tre carrozze, e scopriamo che si riempono in fretta, c’è un sacco di gente che gira con gli
zaini a spalla, svaccatissimi in mezzo al corridoio; salendo verso Ponte Leccia
comincia lo spettacolo, si vedono delle belle panoramiche, l’interno è sempre
selvaggio e splendido. Si passa da Corte e finalmente arriviamo a Vivario, sono
già le 11.40, riusciremo a partire? No. Dopo aver fatto un gran casino con dei
ragazzi belgi per scaricare le bici sotterrate dai loro zaini, il solito Citro
ha......una gomma sgonfia! All’alba del mezzogiorno montiamo finalmente in
sella, prendiamo la D69 per salire subito al Col de Sorba ma al 3° km
veniamo investiti da un fumo denso che risale dalla vallata sottostante; un
incendio
. Facciamo 500 metri
tenendoci le mani sulla bocca , non si respira, il crepitio delle fiamme che
risalgono la vallata sospinte dal vento caldo è impressionante, un sacco di
gente si è fermata per vedere questo affascinante ma tristissimo spettacolo.
Finalmente siamo sopravento e ci allontaniamo dalla zona dell’incendio, che
peraltro è già passato di lì anni fa, a giudicare dai resti carbonizzati degli
alberi dell’intero versante ; sentiamo in lontananza il rombo di due canad-air
che sorvolano
lentamente la
vallata in fiamme riversando
il loro carico d’acqua. Si sale per 9 km e arriviamo al colle, breve pausa
d’attesa per ricompattare il gruppo e adesso ce la godiamo! Scendiamo per 11km
in mezzo ad un’altra vallata, verde però,
raggiungiamo Ghisoni dove notiamo un bar che fa al caso nostro e ci 
Laparo o fare l’alternativa, ma lei
non lo sa e ci rivolgiamo all’anziano (e furbastro...) proprietario; faceva il taglialegna nella Forét de
Marmano, ai suoi tempi il Laparo era pulito e fattibile, oggi non
si sa. Un altro signore dice che si sale, lui ci va in macchina, ma allora c’è
la strada! Sì, si vede anche dalla cartina 1/25.000 che Gigi ha comprato, siamo
tutti contenti, niente bici in spalla; ragazzi, chi aveva dubbi se li tolga,
ormai è tutto chiaro, si va al Col de Laparo!
A scanso di equivoci
riempiamo le borracce (Laggarello docet!), abbiamo mediamente una scorta
di 3 litri a testa, si riparte, sono quasi le 15,30 e il sole pesta;
attraversiamo la verdissima Forét de Marmano dagli alberi immensi, non
passa una macchina, l’aria è fresca e la strada è stranamente
pianeggiante....ma non dovremmo salire di 600 metri? Dopo circa 8 km attraversiamo
il ponte sul fiume Orbo ed è subito tutto chiaro: adesso inizia la
salita, cazzo se inizia! Grazie agli alberi l’ombra non manca ma alcuni strappi
sono veramente impegnativi e comincia la selezione; io e Tiziano prendiamo un
buon ritmo, in progressione, continuamo a spostarci sui lati della strada per
cercare un po’ di rinfresco all’ombra fino a quando la stessa gira sul versante
est ed il sole non batte più. Alcuni tratti sono sterrati a causa dei lavori di
manutenzione, la salita non molla, ma neanche noi, si suda
alla grande, spingiamo sui pedali con forza e regolarità, è come se il
ritmo fosse scandito da un metronomo che hai dentro, puoi sentire il ticchettio
che regola polmoni, gambe, posizione in sella, non importa se la pendenza
cambia, vietato distrarsi ...... finalmente arriviamo al Col de Verde,
1289 slm,
resina, 
potrebbe saltar fuori un elfo da un
momento all’altro e invece sbuca un cinghiale, che però nessuno vede a
parte il sottoscritto. “... Sarà stato un cane”, mi dicono, “...sì, come no,
con il muso da maiale” rispondo. La smania di arrivare alla cappella è forte,
cazzo, non avremo mica sbagliato; dopo aver perso il treno, aver beccato
l’incendio ed aver davanti ancora parecchie ore, ci mancherebbe anche questa;
il solito Tiziano è in avanscoperta, come la pattuglia che precede la compagnia
in marcia, ecco la capella, immersa in una bellissima radura ben mantenuta, il
terreno è ricoperto da aghi di pino,
tutto è in ordine, è sempre un segno incoraggiante. Altra breve pausa, una famiglia
di turisti
in macchina ci guarda come se fossimo dei marziani, e proprio lì
davanti c’è un sentiero che parte diritto in salita con il cartello che indica >Col
de Laparo; in teoria era quello,
ma ricontrollando la cartina si vede chiaramente la strada che sale al
colle e che dovrebbe essere un paio di km più avanti; sono quasi le 17.00,
meglio procedere, l’ansia da “fuori tempo massimo” comincia a farsi
sentire. Percorriamo questi due km
guardando in alto, sarà questo, sarà quello, e finalmente avvistiamo la famosa
antenna parabolica indicataci da Jean Louis Françon. “LAPAAAARO!!!”
grido a Gigi mentre sopraggiunge, finalmente lo vediamo, da lì sembra
relativamente vicino, siamo tutti rincuorati per aver individuato quel “coso”
che ci ha fatto discutere fino alla nausea, una volta là sopra dovrebbe essere
un gioco da ragazzi....già... Arriviamo alla deviazione che punta al colle, si
capisce subito che sarà dura; la pendenza è di tutto rispetto ed inoltre il
fondo è parecchio dissestato.... Tiziano è già andato, “...dai che è l’ultima,
sono solo 350m di dislivello ”, mi dico, e con Jesus e Coco ci mettiamo di lena
per mettercela alle spalle definitivamente, gli altri sono un po’ indietro. Il
fondo “rompe” parecchio ma riusciamo a salire
regolari, la strada si snoda
in mezzo al bosco fino agli ultimi tornati panoramici, il sole non
scotta più e c’è quel filo d’aria
fresca che è una goduria, ormai l’antenna parabolica é alla nostra altezza, la
strada spiana e finalmente raggiungiamo lo spiazzo del colle, è finita!!!
Tiziano ha già perlustrato la zona ed ha trovato quello che dovrebbe essere
l’attacco del sentiero che scende, ma per adesso non ci pensiamo, mancano
ancora tutti gli altri. Ci svacchiamo, via le scarpe, con quell’aria fresca è
una libidine, il giubbino in wind-tex ci sta a pennello, alcuni di 
noi si massaggiano le gambe, si da fondo alle ultime riserve, alcune
barrette, un po’ di sali, e mi accendo finalmente una bella sigaretta
scandalizzando tutti!
Arrivano alla spicciolata
Sergio, Mario, Gigi, Sandrino e Fabrizio, siamo tutti entusiasti di essere su
quel dannato colle dal quale si gode di una bellissima panoramica sulla verde
vallata sottostante, si intravede anche la cappella. Finalmente arriva il Mora,
provato ma felice, che riposi un po’ anche lui, se lo merita. Cominciamo a
confabulare sulla cartina per
capire “cosa ci tocca adesso” ; il sentiero è ben tracciato, saranno 4
km, magari è anche fattibile, magari......
I° giorno: il D-DAY !
II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO
II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO
III° giorno: IL MARE, IL MAQUIS ED
I BASTIONI- parte I^

CORSICA V ... COSA, COME E PERCHE' ITINERARIO E CARTOGRAFIA