I° giorno: il D-Day !

parte I^

Brescia, Livorno, Bastia,Vivario, Ghisoni, Col del Laparo .......

 

 

Si ritorna al primo amore; la tratta notturna Livorno-Bastia alle 23.55 di venerdì, in questo caso 6 luglio 2001.   Ci troviamo alle 18.30 al casello di Brescia centro, puntuali, 3 equipaggi, 10 persone e le loro migliori amiche (mogli e morose non si offendano...), le nostre mtb;  ci abbracciamo, alcuni di noi non si vedono dall’anno scorso, ma il sapore di questa nuova avventura ci riavvicina subito, crea una sorta di comunione spirituale; via che si và. Un po’ di coda sulla A1, sembra che partano tutti questo week end......arriviamo a Livorno verso le 21.30, solito parcheggio, iniziano le operazioni; bici a posto, zainetti fatti, ognuno di noi si concentra sul proprio equipaggiamento, “...prendo questo,...lascio quello...c’è tutto”,  ultimi ritocchi e Mario ha già perso la vite di fissaggio del deragliatore posteriore, che ovviamente non sta più al suo posto, ci penseremo. La “Corsica Serena” è là al molo 2, grande e bella come nessun’altra; sfiliamo in mezzo ad una marea di macchine, la gente guarda, ci piazziamo davanti a tutti, distribuisco le etichette con il codice a barre da attaccare alle bici, tra un po’ saliremo;  la tratta notturna è diversa, si parte al buio, si va sul ponte per guardare il porto e le luci dell’entroterra, poi il mare aperto, nerissimo, l’aria umida salmastra, la notte; tutto ciò è affascinante, c’è “quel non so che” di avventuroso che ti manda dritto in adrenalina. La vacanza è bella per tutti ma noi ci sentiamo dei pionieri, solo bici e gambe, nient’altro. Saliamo per primi, sistemiamo le bici sul ponte più alto, su di corsa e troviamo subito un angolo fantastico con divanetti e senza troppa aria condizionata, tiriamo fuori i materassini ci prepariamo per la notte, si guarda in giro, si gira un po’... la nave è strapiena, mamma mia, quante ragazze! Tutte giovani, carine e piene di curve. ”...Ma perché gli anni passano così in fretta? Anche noi siamo giovanili! E se andassimo avanti e indietro sulla nave per 4 giorni anziché pedalare per 350 km al sole?” Calma gente, un po’ di euforia non guasta, ma sono già le 01.00 di notte, dormiamo che è meglio, domani ci sono 100 km e il Col de Laparo, vuoi mettere?.

 

Solita sveglia boreale, colazione al self service, ma abbiamo anche delle provviste che ci siamo portati da casa.       Eccoci ragazzi, siamo al porto, Bastia è lì davanti; spiego ad un gruppo di succulente adolescenti cosa faremo ma non sembra che glie ne freghi un granché ..... Scendiamo alle bici e ci rendiamo conto di quello che probabilmente succederà. “...Ma non usciremo mica per ultimi vero?”, é proprio così, sfilano tutte le macchine dei ponti sottostanti, guardiamo l’orologio con un certo nervosismo, sono già le 07.00, il treno è alle 7.15. Niente, si aspetta, comincia come non doveva cominciare, ormai il treno lo perderemo, è sicuro. Scendiamo infatti alle 7.20 e corriamo in stazione, è andato, prenderemo quello delle 9.05, e la tabella di marcia comincia a scricchiolare. Vabbé, ci facciamo una colazione in piazza Saint Nicolas mentre Mario cerca e trova un negozio di mtb e riesce a sistemare il suo deragliatore. Si parla con un po’ di gente, tutti incuriositi da ‘sto gruppo vestito allo stesso modo, Gigi viene addirittura scambiato per Pantani! Ritorniamo in stazione, stavolta si parte; gli addetti si grattano un po’ la testa quando vedono 10 bici da sistemare in quegli spazi stretti, ma alla fine ce la fanno. I treni còrsi hanno al massimo tre carrozze, e scopriamo che si riempono in fretta,  c’è un sacco di gente che gira con gli zaini a spalla, svaccatissimi in mezzo al corridoio; salendo verso Ponte Leccia comincia lo spettacolo, si vedono delle belle panoramiche, l’interno è sempre selvaggio e splendido. Si passa da Corte e finalmente arriviamo a Vivario, sono già le 11.40, riusciremo a partire? No. Dopo aver fatto un gran casino con dei ragazzi belgi per scaricare le bici sotterrate dai loro zaini, il solito Citro ha......una gomma sgonfia! All’alba del mezzogiorno montiamo finalmente in sella, prendiamo la D69 per salire subito al Col de Sorba ma al 3° km veniamo investiti da un fumo denso che risale dalla vallata sottostante; un incendio . Facciamo 500 metri tenendoci le mani sulla bocca , non si respira, il crepitio delle fiamme che risalgono la vallata sospinte dal vento caldo è impressionante, un sacco di gente si è fermata per vedere questo affascinante ma tristissimo spettacolo. Finalmente siamo sopravento e ci allontaniamo dalla zona dell’incendio, che peraltro è già passato di lì anni fa, a giudicare dai resti carbonizzati degli alberi dell’intero versante ; sentiamo in lontananza il rombo di due canad-air che sorvolano lentamente la vallata in fiamme riversando il loro carico d’acqua. Si sale per 9 km e arriviamo al colle, breve pausa d’attesa per ricompattare il gruppo e adesso ce la godiamo! Scendiamo per 11km in mezzo ad un’altra vallata, verde però,  raggiungiamo Ghisoni dove notiamo un bar che fa al caso nostro e ci spariamo un paninazzo con jambon et fromage còrse. Chiediamo informazioni alla “cameriera nientemale”, bisogna scegliere se prendere per il Laparo o fare l’alternativa, ma lei non lo sa e ci rivolgiamo all’anziano (e furbastro...) proprietario;  faceva il taglialegna nella Forét de Marmano, ai suoi tempi il Laparo era pulito e fattibile, oggi non si sa. Un altro signore dice che si sale, lui ci va in macchina, ma allora c’è la strada! Sì, si vede anche dalla cartina 1/25.000 che Gigi ha comprato, siamo tutti contenti, niente bici in spalla; ragazzi, chi aveva dubbi se li tolga, ormai è tutto chiaro, si va al Col de Laparo!       

 

A scanso di equivoci riempiamo le borracce (Laggarello docet!), abbiamo mediamente una scorta di 3 litri a testa, si riparte, sono quasi le 15,30 e il sole pesta; attraversiamo la verdissima Forét de Marmano dagli alberi immensi, non passa una macchina, l’aria è fresca e la strada è stranamente pianeggiante....ma non dovremmo salire di 600 metri? Dopo circa 8 km attraversiamo il ponte sul fiume Orbo ed è subito tutto chiaro: adesso inizia la salita, cazzo se inizia! Grazie agli alberi l’ombra non manca ma alcuni strappi sono veramente impegnativi e comincia la selezione; io e Tiziano prendiamo un buon ritmo, in progressione, continuamo a spostarci sui lati della strada per cercare un po’ di rinfresco all’ombra fino a quando la stessa gira sul versante est ed il sole non batte più. Alcuni tratti sono sterrati a causa dei lavori di manutenzione, la salita non molla, ma neanche noi, si suda alla grande, spingiamo sui pedali con forza e regolarità, è come se il ritmo fosse scandito da un metronomo che hai dentro, puoi sentire il ticchettio che regola polmoni, gambe, posizione in sella, non importa se la pendenza cambia, vietato distrarsi ...... finalmente arriviamo al Col de Verde, 1289 slm,  c’è una fantastica baracca piena di ogni ben di Dio, ci prendiamo un meritato riposo e ci guardiamo intorno, sembra di essere in mezzo ad una foresta delle nostre alpi, incredibile. Passano i minuti e il gruppo si ricompatta; tra una boccietta di carboidrati, alcuni biscotti e della frutta che troviamo lì sul posto (una banana 5 franchi!!), parliamo con Jean Marc per chiedere se la sterrata che si vede esattamente dall’altra parte delle strada va bene per arrivare alla Chapelle de Saint Antoine; lui ci consiglia di scendere per un paio di km e svoltare a sx dopo un ponte “...arrivate dritti alla cappella, ma poi cosa volete fare?”. Gli spieghiamo la nostra intenzione di salire al Col de Laparo e scendere a Catastaggio per poi raggiungere Solenzara; dopo aver stortato il naso, guarda l’orologio e dice: “... mi sa che è meglio che partiate subito, ci metterete un po’...”. In effetti sono le 16.00, non è esattamente l’ora migliore per avventurarsi in un passaggio che ci impegnerà per alcune ore, abbiamo già percorso circa 50 km e 1500m di dislivello; tutto sommato, chi più chi meno, siamo ancora in forze, ma sappiamo bene che il bello comincia adesso. Ultima scorta di acqua e si riparte, seguiamo le indicazioni di Jean Marc (al quale ho chiesto il numero di telefono, metti che....) e ci ritroviamo sulla sterrata che attraversa la Forét de Saint Antoine, agilmente scorrevole, con alcuni saliscendi che ci fanno perdere un po’ il senso dell’orientamento; dovrebbe salire e tirare leggermente a sx e invece ci fa scendere a dx.    Anche qui la foresta è incantevole, larici altissimi ed un denso profumo di resina, potrebbe saltar fuori un elfo da un momento all’altro e invece sbuca un cinghiale, che però nessuno vede a parte il sottoscritto. “... Sarà stato un cane”, mi dicono, “...sì, come no, con il muso da maiale” rispondo. La smania di arrivare alla cappella è forte, cazzo, non avremo mica sbagliato; dopo aver perso il treno, aver beccato l’incendio ed aver davanti ancora parecchie ore, ci mancherebbe anche questa; il solito Tiziano è in avanscoperta, come la pattuglia che precede la compagnia in marcia, ecco la capella, immersa in una bellissima radura ben mantenuta, il terreno è ricoperto da aghi di pino, tutto è in ordine, è sempre un segno incoraggiante.   Altra breve pausa, una famiglia di turisti in macchina ci guarda come se fossimo dei marziani, e proprio lì davanti c’è un sentiero che parte diritto in salita con il cartello che indica >Col de Laparo; in teoria era quello, ma ricontrollando la cartina si vede chiaramente la strada che sale al colle e che dovrebbe essere un paio di km più avanti; sono quasi le 17.00, meglio procedere, l’ansia da “fuori tempo massimo” comincia a farsi sentire.  Percorriamo questi due km guardando in alto, sarà questo, sarà quello, e finalmente avvistiamo la famosa antenna parabolica indicataci da Jean Louis Françon. “LAPAAAARO!!! grido a Gigi mentre sopraggiunge, finalmente lo vediamo, da lì sembra relativamente vicino, siamo tutti rincuorati per aver individuato quel “coso” che ci ha fatto discutere fino alla nausea, una volta là sopra dovrebbe essere un gioco da ragazzi....già... Arriviamo alla deviazione che punta al colle, si capisce subito che sarà dura; la pendenza è di tutto rispetto ed inoltre il fondo è parecchio dissestato.... Tiziano è già andato, “...dai che è l’ultima, sono solo 350m di dislivello ”, mi dico, e con Jesus e Coco ci mettiamo di lena per mettercela alle spalle definitivamente, gli altri sono un po’ indietro. Il fondo “rompe” parecchio ma riusciamo a salire regolari, la strada si snoda  in mezzo al bosco fino agli ultimi tornati panoramici, il sole non scotta più  e c’è quel filo d’aria fresca che è una goduria, ormai l’antenna parabolica é alla nostra altezza, la strada spiana e finalmente raggiungiamo lo spiazzo del colle, è finita!!! Tiziano ha già perlustrato la zona ed ha trovato quello che dovrebbe essere l’attacco del sentiero che scende, ma per adesso non ci pensiamo, mancano ancora tutti gli altri. Ci svacchiamo, via le scarpe, con quell’aria fresca è una libidine, il giubbino in wind-tex ci sta a pennello, alcuni di noi si massaggiano le gambe, si da fondo alle ultime riserve, alcune barrette, un po’ di sali, e mi accendo finalmente una bella sigaretta scandalizzando tutti!   Arrivano alla  spicciolata Sergio, Mario, Gigi, Sandrino e Fabrizio, siamo tutti entusiasti di essere su quel dannato colle dal quale si gode di una bellissima panoramica sulla verde vallata sottostante, si intravede anche la cappella. Finalmente arriva il Mora, provato ma felice, che riposi un po’ anche lui, se lo merita. Cominciamo a confabulare sulla cartina per  capire “cosa ci tocca adesso” ; il sentiero è ben tracciato, saranno 4 km, magari è anche fattibile, magari......

 

 

prefazione 

 

I° giorno: il D-DAY !  - parte II^

 

II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO  - parte I^

 

II° giorno: il TAPPONE DOLOMITICO  - parte II^

 

III° giorno: IL MARE, IL MAQUIS ED I BASTIONI- parte I^

 

 

 

 

 

CORSICA V ... COSA, COME E PERCHE'    ITINERARIO E CARTOGRAFIA    LA DIVINA CORSICA (ANONIMO LACUSTRE)