I“PATAROULETTES” alla 24H. di FINALE LIGURE

29/30 settembre 2000

Parte II^ - la gara, l’ambiente, il buio

 

Siamo pervasi da una grandissima sensazione, forse quell’acidato del DJ non aveva tutti i torti ; si sente l’eccitazione nell’aria, siamo lì cazzo, la 24h è partita, ormai ci siamo dentro per un giorno intero. Tutti i biker sono in subbuglio, tutti che corrono ai gazebo, preparano le bici, i più organizzati sono già sui rulli che si scaldano. Dunque calma, che si fa adesso? Allora, i turni ; secondo i calcoli faremo due giri a testa e cioè circa un’ora, se si riveleranno esatti. Siamo in sette, quindi la prima tornata si concluderà alle 22.00, c’è tempo per pensare a come affrontare la notte. Chi parte dopo Massimo ? Facciamo alcune considerazioni e decidiamo in sequenza Bicio, Mario, Luca e Loca, che sarà il primo ad affrontare il buio, dopodiché Carlo e Gigi. Girando per l’accampamento arriviamo alla tenda, e contrariamente a quanto pensato inizialmente decidiamo che non vale la pena di creare lì la zona operativa, tanto più che essendo in sette possiamo gestire spazi e tempistiche al camper, che è comodamente parcheggiato appena fuori dall’area partenza vicino all’ammiraglia. Ci dirigiamo verso la parte alta dei terrazzoni, al limite del bosco dal quale sbuca il single track che immette nell’area adibita a campeggio per poi scendere giù fino al paddock in basso, “groove” dell’evento nonché zona staffetta/cambio testimone.   Ci si accalca un po’, sono tutti lì per vedere i primi passaggi, e dai commenti che arrivano dagli altoparlanti sparsi dappertutto dovrebbe mancare poco......ECCOLI !! vengono su da qual sentiero come fulmini, in parecchi approfittano dell’ultimo dosso per impennare alla grande, minchia, 20 minuti scarsi!! Beh, che qualcuno avrebbe fatto sul serio si era capito; sono tutti conciati e concitati come non mai, non c’è niente da fare, quando hai un numero sul davanti è fatta, non ci si risparmia. L’adrenalina è contagiosa anche per il pubblico, che incita a gran voce e applaude questi “Templari” delle ruote grasse, anzi grassissime, visto il fangone che si è già impadronito di pignoni, catene e deragliatori, a giudicare dai rumori metallici prodotti degli stessi su quel cambio di pendenza!!  Ecco il Presidente, che con l’espressione di chi sta conducendo una gara accorta all’insegna soprattutto del non farsi male, se ne beve un paio con un colpo di grande maestria sull’ultimo dosso per poi buttarsi a schiena bassa nell’ultimo tratto di sentiero infrattato. Lo incitiamo, il cenno di risposta è di quelli“tutto ok” ma si capisce che queste 24h. saranno moooolto lunghe. Passa un’altra mezz’ora , Bicio è pronto al cambio in mezzo ad una schiera di staffettisti ululanti, c’è un gran movimento in quel punto, bikers che arrivano sbuffando, bikers agitatissimi pronti a partire, bestemmioni, nessun vuole perdere tempo; dopo pochi minuti arriva finalmente un Presidente sereno per aver brillantemente“rotto senza danni” il ghiaccio, cambio veloce di testimone, scambio velocissimo di informazioni sulle condizioni del tracciato e Bicio và!

 

Il Presidente, descrivendo puntigliosamente il percorso e le sensazioni, ci trasmette un fortissimo entusiasmo, abbiamo fatto proprio bene a restare; l’unico dubbio viene guardandolo, non lascia adito a libere interpretazioni con tutto quel fango addosso!! Un po’ di invidia per lui che ha già provato c’é! Intanto il campo si è “rilassato”; dopo la fantastica scenografia della partenza e le prime due orette di   

ACHITOCCAADESSOATTENTOALDISCESONEGLIALTRIDOVESONOCAZZOCHISTAVINCENDO?

ora stanno prendendo tutti le distanze, inutile agitarsi, i tempi sono larghi, il tempo tiene e qualcuno sta “girando”. Musica in continuo e commenti in tempo reale; dopo le tornate di Presidente, Bicio e Citro la classifica provvisoria ci vede in netto recupero, dalla 60^ ci stiamo avvicinando alla 50^ piazza, siamo soddisfatti, i calcoli funzionano, due giri sono più o meno un’ora a testa. Sono le 18 e rotti, Signore e Signori, ecco Luca Morani detto “il Mora”! Chi non se la ricorda la prima gara? È sempre qualcosa di grandioso, fonte di timori ed emozioni contrastanti, ma non per lui! In questa situazione da “mors tua vita mea” non si scompone di un millimetro nell’attesa del cambio, e all’arrivo del Citro infangato stile Caterpillar, con la flemma del campione che sa cosa sta facendo, imbraccia il testimone magnetico e forte del nostro incitamento si invola verso il primo arginone scivoloso, affrontandolo saggiamente a piedi, vietato rischiare! I discorsi sulla notte cominciano ad accavallarsi....facciamo così....facciamo cosà... chi ci vede meglio......chi ci vede poco.....il Bicio se ne andrà alle 5.00 o giù di lì.....vabbé sentite, ci pensiamo man mano ok? I gruppi luce sono a posto? Bisogna cominciare a montarli sulle bici, o almeno sulla mia, che sono il primo a beccare il buio , dico io. E intanto passano 35 min.....e del Mora nessuna notizia.....porca puttana non si sarà mica fatto del male? Tra l’altro la luce comincia a calare, mah.... aspettiamo in apprensione. Ore 18,45; il Mora sbuca finalmente dal bosco a lato della zona mensa nel paddock, è tutto intero, ci sentiamo sollevati. Tifo da stadio, “tutto bene” ? “Sì, sì”, risposta, “vado con calma”, “ok ok tranquillo”, e via per il secondo giro. Dunque, se tutto va bene arriverà alle 19.30, e a quell’ora sarà già buio, ma ce l’ha la luce? NOOOOOOO? E come cazzo fa che nel bosco è buio già adesso? Come minimo lo fermeranno, il regolamento era molto chiaro a tal proposito. Boh, tanto non possiamo fare niente, speriamo in bene. Oh cazzo, e io? Tocca a me dopo, in teoria avrei dovuto fare il primo giro alle 19.00 con l’ultima luce del giorno e l’ovvia speranza di vedere il tracciato, ma gli orari sono saltati, ormai sono fottuto, mi tocca subito il buio, speriamo che il sistema di illuminazione, funzioni a dovere. Meglio scaldarsi và, tra l’altro comincia a fare freddino. Ore 19.30, mi presento al cancelletto di ingresso della zona cambio, c’è uno dell’organizzazione che verifica il sistema di illuminazione, tutto ok, passo e prendo il mio posto in mezzo agli altri disposti a lisca di pesce, pronti a dare il cambio;  allora, il computer è azzerato, il bracciale personale c’è (sulla dx, quello di squadra andrò sulla sx), la tensione è alta, tocca a me adesso e studio quell’argine di 1 metro e 30 che è proprio lì 20 metri più avanti del gazebo, e che in pochi passano da veri bikers. “A canna”, mi dico,“bisogna farlo a canna per passarlo”, e nel frattempo un sacco di squadre si danno il cambio, mentre il Mora non.....eccolo! Ore 19.45, buio pesto e lui senza luce! Ma come avrà fatto?“...in effetti in mezzo al bosco non ci vedevo niente!” dice.“Bravo Luca!”, però,che forza penso, mentre mi passa il bracciale di squadra.

 

Una pacca sulla spalla e via ; affondo subito potenti pedalate in vista di quel fottuto argine, ma i copertoni scivolano, ”CALMA SERGIO, CALMA” mi dico, sento il Presidente che telepaticamente da dietro mi grida “PIANOOOOOOO!!!”, ci arrivo addosso di buona lena, la ruota davanti è passata, ...CAZZ..... mi devo aiutare con un piede per tirare su quella dietro e passo. Ma porca troia!! Pedalo pedalo ma non si va avanti, è tutto uno scivolare, “CALMA”, mi dico ancora , bisogna “sentire” il terreno e prendere le contromisure, ci vuole un attimo; passo davanti al palco e giro sù verso i terrazzoni; ragazzi che bello, salendo tra gli argini si passa letteralmente in mezzo all’accampamento, chi dorme, chi mangia, chi ti guarda, insomma è proprio come avevamo intuito la sera prima. D’un tratto mi ritrovo nella dimensione agonistica, basta tende, il vociare dello speaker è lontano, siamo io, la bici, il percorso sconosciuto, la sfida insomma e ......il buio!! A proposito, e la luce? “GRANDISSIMO GIGIO” penso, si vede che è una figata! Un ampio fascione di luce bianca mi spiana la vista, con tanto di alone d’ambiente, ben fatto. E la bici? “ascolto” la mia Twister per sentire come risponde; una favola, tutto ok, “adesso concentriamoci sulla gara”. Il cervello lavora senza sosta ; dunque, sono 6,5 km con circa 300 metri di dislivello, tenendo conto che salite e discese si alternano si può rifiatare, non dovrebbe essere così dura, ci posso dare dentro, e mi metto a “tirare”. Finito il pratone dei terrazzoni si sale su una strada sterrata, vedo uno davanti a me, lo supero nel cambio di pendenza; adesso la strada scende e fa delle cunette lunghe ed invitanti, via a canna, è buio pesto, si intravedono delle chiazze di luce in lontananza, c’è qualcuno là davanti, “adesso li becco quelli!”. Lasciato lo sterratone, si entra nel bosco; il percorso è un classico “cross country”, con single-track piuttosto scorrevoli intervallati da brevi ma aspri salitoni e discese nervose, da affontare in modo guardingo. Tra sassi, fango e pendenze di tutto rispetto in certi punti bisogna fare molta attenzione. Se non fosse per le bandelle che delimitano tutto il tracciato, rischio di arrivare lungo ad una secchissima curva a dx, inchiodatona, giro ma sono subito fermo; “questo deve essere il muro impossibile”, e lo è infatti. Salto giù e comincio a spingere su per il boscone, porca troia, ma che é? La pendenza è tale da dover estendere ad ogni passo tutta la gamba all’indietro stando piegatissimi, con le braccia allungate in avanti a sorreggere e spingere la  bici. L’effetto è tipo “palo della cuccagna” si scivola da matti, a volte si è costretti a fermarsi per ritrovare l’equilibrio e non arretrare, i battiti salgono vertiginosamente, ammazza che dura!! Finalmente si sbuca in alto, mentre risalgo in sella noto in basso sulla mia sx una distesa nera puntinata da tante luci ordinate,altre sparse nel vuoto qua e là, il mare!!! Siamo al punto di decollo dei deltaplani, sopra la Baia dei Saraceni,ci deve essere un bello strapiombo lì! Tanto non si vede, chissà .......domani con la luce deve essere affascinante. Il single-track continua con dei rabbiosi sù e giù, a volte si fa un pezzo di sterrato largo, e, anche se leggermente in salita, si rifiata. Poi nuovamente il single; stavolta è scorrevole, ma accidenti, è un ruscello!! Le ruote affondano tranquillamente in 10 cm di fanghiglia, meno male che sotto è duro, si avanza abbastanza di slancio. Non c’è che dire, le uscite notturne del giovedì si rivelano quanto mai preziose, mi sento perfettamente a mio agio, sia in solitaria che quando raggiungo un trenino di 3 bikers, forse meno abituati e quindi più prudenti. Siamo di nuovo all’aperto adesso, immersi in una bassa vegetazione prettamente mediterranea, il mare è lì davanti; un’ultima discesa spaccabraccia con grossi sassi ormai usciti dal terreno sempre molto scivoloso, i freni gridano pietà, con tutto quel fango si spoltiglieranno? Secca curva a dx, single pianeggiante finalmente liscio dove si può dar fondo a tutta la potenza disponibile (AHIA!! che spinate alle gambe, ma è tutto un rovo!!), e finalmente si imbocca la strada Isasco, agevole sterrato che ci porterà su alla provinciale che sale da Finale per le Mànie, non dovrebbe mancare molto, infatti si sentono gli altoparlanti, sempre più vicini. Ecco la provinciale.     VAISERGIOVAI!” sparo tutto quello che ho, si sale ma la regolarità della pedalata ti permette di recuperare, si costeggiano camper e auto parcheggiate, si rientra nel bosco e finalmente con un ultimo strappo si sbuca nella zona accampamento dove eravamo andati a vederci il primo passaggio di Massimo nel gruppo. Ultimissimo tratto di discesa imboscato a lato dei terrazzoni e finalmente sbuco nell’anello del paddock a fianco del tendone mensa, la luce artificiale è quasi fastidiosa adesso; c’è Gigi che non si risparmia e sbracciando mi incita “VAILOCABIKERIDERVAI!!”, io alzo il dito come un Don Chisciotte che punta la spada contro i mulini a vento “SPACCOILCULOATUTTISPACCOILCULOATUTTI! ” tuono.

La sensazione è forte; dopo essere stato solo con te stesso nel buio, ritornare nel“groove” dell’evento ti ricarica, ti senti rinascere, stai dando tutto non per te, ma per gli altri, che a loro volta lo faranno per te, in questo senso il gioco di squadra é unico. Ok dai, il ghiaccio è rotto, ho davanti un altro giro ma adesso so cosa mi aspetta. Entro a fatica nel gazebo del cambio, il fangone è addirittura“colloso, ne esco di forza, ho un conto in sospeso con un vecchio amico, l’arginone, e stavolta non ce n’è per nessuno; seppur con qualche difficoltà me lo bevo e parto per la seconda tornata, adesso sì che mi diverto, a noi!

 

Ore 20.40, chiudo la seconda tornata, c’è Carlo pronto al cambio, tocca a lui adesso; breve scambio di battute, “tutto bene?”, “sì, occhio a quel paio di singles in discesa, sono pieni di sassi che non si vedono”, uomo esperto il nostro Coco, con le sue 46 berette c’è poco da dirgli. Carlo và, esco dalla zona cambio, ci sono i ragazzi ad aspettarmi, e giù commenti e complimenti. Mi guardo, minchia, sono da buttare, e pure la mia “Twister”, cosa darei per una doccia calda, ma non c’è, problema risolto. Mi metto in coda nella zona lavaggio bici, siamo in tanti, non è organizzata un gran bene, nessuno si aspettava ‘sto maltempo; obbligatorio insistere con il getto d’acqua su trasmissione, che rumoreggia fortemente per il fango, archetti dei freni e deragliatori, ma alla fine ne esce qualcosa di decente, gambe e scarpe comprese. Scendiamo giù al camper, riesco ad infilarmi qualcosa di asciutto, si sta meglio adesso. E la roba bagnata? Ma chi se la mette stanotte con tutto quel fango? Abbiamo tutti un cambio, ma non di scarpe e wind stopper! Con ‘sto freddo non oso pensarci. Oh beh senti, ci penserò tra 6 ore ok? La tensione da gara svanisce gradualmente, “passami il lambrusco và!” mentre taglio una fettazza di mortadella. Andiamo ad assistere Carlo al primo passaggio, la grinta è quella di sempre. Gigi si prepara e annuncia che farà 3 giri, meglio per tutti. Intanto giriamo il campo; non c’è più casino, ma un’atmosfera beatamente rilassata, di chi si sta facendo il culo e non vuole sprecare nemmeno un minuto per riposarsi, se non fosse per la musica, che, oltretutto discutibile per la scelta, non smette mai. Sono solo le 21.15 ma qui non ci sono orari, è evidente, tutto gira sulle 24 ore; da qualche parte stanno proiettando “Scemo+Scemo”, sarà....Andiamo alla trattoria a bere un buon caffè, ci sono degli americani della International Mountain Bicycling Association che illustrano e spiegano le tecniche per il mantenimento dei sentieri e la creazione di percorsi sempre nel pieno rispetto della natura, un pò di filosofia non guasta, un vero biker dovrebbe essere infatti sempre attento all’ambiente. Ore 21.40 Gigi pronto al cancelletto, Coco arriva puntualissimo, cambio veloce e via. Bravo Carlo! Complimenti dovuti anche a lui, sembra“ecce omo”, più fango che altro.” Dai, lava la bici che andiamo a mangiare và!”. Attraversiamo il paddock, eh sì, ha proprio l’aria dell’accampamento; il contrasto tra chi cazzeggia e chi sfreccia
sbuffando sui pedali è inverosimile, attimi diversi dallo stesso denominatore comune, essere lì!

 

 

 

 

parte I^ - l'idea, l'organizzazione, la partenza

parte III^ - la notte, l'alba, l'arrivo

 

LE IMMAGINI DELL'IMPRESA

 

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